(da Ameglia Informa di aprile 2024)

(Si parla degli Anni ‘60)

Quanto detto si riferisce per lo più al gruppo di Einaudi, vero faro intellettuale ed editoriale del tempo. Il gruppo degli stranieri”, formato tra gli altri da Harry Craig (soggettista di film irlandese), Giovanni Enriquez, Dwight MacDonald, il poeta polacco Czesław Milosz, che era invece un poco distaccato, ma non mancavano certo le occasioni di riunione, come i pic-nic organizzati da Mary McCarthy a Punta Bianca, soprattutto per i figli degli “amici”.

Ella giunse per la prima volta su suggerimento di Nicola Chiaromonte, allora il maggior critico teatrale italiano, deciso a trasmetterle l’amore per Bocca di Magra e la letteratura italiana e veniva sempre in compagnia del terzo marito, un diplomatico americano di nome James Raymond West, soprannominato, appunto, l’ambasciatore. Sotto il suo appartamento abitava, sempre nel periodo estivo, Mario Levi, fratello di Natalia Ginzburg (giunta qui qualche volta), con la moglie che si occupava di tradurre in francese i romanzi della McCarthy.

Quest’ultima smise di venire dal ’66 a causa dell’inquinamento e del progressivo sovraffollamento del luogo. Ma non dimenticò la moglie di Germi, Albertina, poiché le spedirà negli anni 90 una copia del suo “The Group” con tanto di dedica affettuosa. In generale tutte queste presenze hanno fatto sì che in breve si formasse una leggenda sul posto, come di un centro di vacanza per intellettuali (spesso di sinistra: una specie di Arcadia, secondo i più maligni, mascherata di impegno); in realtà niente di più lontano dall’atteggiamento, dallo stato d’animo e dal modo di vivere dei suddetti, che cercavano non la villeggiatura mondana, ma piuttosto la quiete e l’isolamento nell’eccentricità relativa sia geografica che topografica del posto. A titolo di esempio ancora una cosa su Vittorini, riferita da Giovanni Giudici: “Chi l’ha conosciuto sa benissimo quanto fosse insofferente del pettegolezzo e della banalità culturalistica, quanto gli piacessero le cose vere e semplici e il parlare di cose vere e semplici”.

Tanto è vero che già dalla fine degli anni 60 il gruppo cominciò piano piano a disgregarsi anche e soprattutto a causa del fatto che il loro luogo estivo prediletto, che contemplava la spiaggia di Fiumaretta, la terrazza del Pilota, la pergola del Sans façon (sotto cui rimanevano a chiacchierare per ore, lo chiamavano il “concilio”), i viottoli di Montemarcello e gli scogli di Punta Bianca (luogo di gite e bagni frequenti; a Einaudi ricordavano le sculture di Henry Moore), iniziò a riempirsi di turisti e ad esser vittima del cemento.

E i contatti con la popolazione locale? Gli abitanti di Bocca di Magra forse avranno guardato con sospetto quei signori ben vestiti e ancor meglio nutriti: qualcuno insinua che non si mischiavano troppo volentieri, che restavano chiusi nel loro mondo di discorsi importanti. Ciò non toglie che nel 1975 e nel 1976 sia stata realizzata l’iniziativa dei quaderni “Tra fiume e mare” da parte di un gruppo di amici e frequentatori non solo estivi con il patrocinio del comune di Ameglia e il grande contributo di Vittorio Sereni.

Dopo il libro di Ennio Silvestri, Ameglia nella storia della Lunigiana”, e il volume “La Lunigiana nel ricordo dei poeti” a cura di Mariano Picedi Benettini, tesi alla riscoperta e valorizzazione dei nostri posti, questi quaderni intendono raccogliere il più possibile di quanto è stato scritto di letterario in e su queste località. La serie passò sotto il nome di Portus Lunae”, secondo l’ipotesi più attendibile che vuole che alla foce del Magra ci fosse il porto dell’antica Luni, insabbiatosi nel medioevo e abbandonato dagli abitanti poiché era divenuto una zona malsana e paludosa, oltre che preda dei saccheggi dei Normanni e Saraceni. L’uscita del primo numero, che coincideva con l’intitolazione del parco pubblico di Bocca di Magra a Vittorini, fu salutata da un articolo del “Corriere della sera” a firma di Giovanni Giudici. Gli scritti in esso riportati sono pagine di letteratura antica (Persio, Marziale, Petrarca e Boccaccio), ma non solo. Si legge tra gli altri Montale, Fortini, Sereni e Roberto Pazzi. Quest’ultimo non è citato tra gli Amici di Bocca di Magra in quanto troppo giovane per averne fatto parte. Nato ad Ameglia nel 1946 vi trascorse l’infanzia e l’adolescenza; i nonni materni esercitavano la pesca sul Magra. Le sue poesie sono impregnate delle emozioni suscitategli dalla visione del panorama dal “Belvedere”, verso Montemarcello. Il secondo numero della serie “Portus Lunae” venne impostato, oltre che sui brani letterari, sui quadri, a cura di Massimo Carrà, figlio del celebre pittore. Vi sono opere dello stesso Carrà, Maccari, Tosi, Birolli, Barbieri e altri che ritraggono prevalentemente il fiume.

Quanto ai brani, possiamo annoverare una lettera di Vittorini, un brano con un disegno di Gadda, Lucentini, Tobino; e poi poesie di Silvera, Bruno, Bianciardi.

(segue)

Marta Morelli

(da Ameglia Informa di giugno 2024)

Ad occuparsi di quadri è stato anche Mario Guelfi, storico proprietario del ristorante “da Ciccio- La Capannina”, dove talvolta gli intellettuali andavano a mangiare.

Dopo la fine dell’attività del Sans façon, infatti, il locale, inaugurato dal padre Domenico nel 1951, ne aveva ereditato il ruolo e la posizione: risale al ’99 l’ultima cena di Mario Soldati proprio qui. Anche col suo aiuto nel 1993 venne istituito il pittorico “premio Bocca di Magra” (in cui fu il presidente di commissione), nel corso del quale vennero premiate tre opere. L’anno successivo i quadri in concorso furono pubblicati insieme alla ristampa del libro “Un posto di vacanza e altre poesie” su Vittorio Sereni (a cui poi fu dedicato un tratto di lungofiume sul Magra). Guelfi ha pure una piccola casa editrice, “La Capannina”, che pubblica volumetti a cura di Zeno Birolli, figlio del pittore Renato (che aveva casa a Fiumaretta), su scrittori e artisti che sono passati di qui.

Tra le altre pubblicazioni in merito si possono ricordare delle corrispondenze uscite nel 1995 tra Fortini, Sereni e Giudici, il volume “Su e giù per la Val di Magra-In vacanza con gli scrittori” in occasione della creazione del Parco culturale della Val di Magra e della Terra di Luni e un taccuino di Bocca di Magra, uscito nel ’96, curato da Zeno Birolli e dedicato a Montale dal titolo “La casa sul Magra e altri paesaggi montaliani”; Giovanni Giudici ne scrisse l’introduzione, ricordando l’amicizia del poeta con Cesare Vico Lodovici che lo condusse sulle sponde del Magra durante una gita.

Tra l’altro da Giudici veniamo a scoprire che il primo a far pubblicità al Sans Façon fu Vittorini che scrive alla moglie in una lettera del ’36: “Ho saputo che Sans Façon dà delle stanze in affitto con uso cucina. L’anno venturo si potrebbe provare a venire tutti, non ti pare?”. Bisogna quindi essere orgogliosi del fatto che il nostro territorio sia stato “magnificato” da alcuni tra i più grandi esponenti della letteratura contemporanea e sperare che in un futuro esso possa ricevere quella giusta attenzione che ha avuto in passato.

Gli ultimi a comprar casa, in questo caso a Montemarcello, sono stati Indro Montanelli e Natalia Aspesi, grandi firme del giornalismo. Come postilla si può trascrivere un’ironica filastrocca dello scrittore e poeta Luciano Bianciardi, dedicata a Sereni che ha come tema l’associazione Amici di Bocca di Magra:

Orsù amici! In folta schiera difendiamo la scogliera.

Osteggiamo con furore il venal speculatore Che lottizza, taglia e sparte. Via la pista del gocarte! Combattiamo con dispetto il tetragono architetto. Difendiamo da ogni male l’habitatte naturale, così bello ricco e vario del periodo quaternario.

Aspra ed erta fia la strada ma agguerrita è la masnada. Della sana intellighenzia (Storia e Musa ed Arte e Scienza!)

Chè sovvengon da Torino sia l’Einaudi che il Calvino.

Vien Milano a ranghi pieni col Fortini e col Sereni, col De Carlo e col Bianciardi arrivato un poco tardi. Da Trieste si fa sotto il Gambino 48, Vittorini in spirto v’è pur se estata a Santropè. Siano i dubbi inascoltati dello scettico Soldati. Siamo noi i soldati veri, menti elette e cuor sinceri. Orsù amici, chè a noi tocca di difendere la Bocca”. (segue)

Marta Morelli