(da Ameglia Informa di giugno 2024)

Figura epica spezzina

Alla Spezia Virginia si ritrova sola nel palazzo dove adolescente già esperta aveva furoreggiato. Esce qualche volta, di notte, coperta da capo a piedi da un velo fittissimo, armata di un ombrello animato, con dentro uno stocco. L’accompagna tal Varnetta che ha fama di iettatore mentre i ragazzacci del Torretto la sbeffeggiano facendole la strimpelada, dei versacci volgari.

Torna allora a Parigi dove abita un appartamento in rue Cambon, così modesto rispetto ai palazzi frequentati nei migliori anni della sua vita. Lì Virginia si spegne all’età di 62 anni il 28 novembre del 1899, un triste martedì cui mancano solo trentatré giorni per fare il giro di boa verso il nuovo secolo. La morte l’aveva colpita o era arrivata invocata? Non è una risposta agevole a fornirsi.

Indagare la mente di un individuo non è mai operazione facile. Si possono anche fare supposizioni ma nessuna delle ipotesi corrisponderà mai alla verità. Potrà magari andarci vicino ma nessuno potrà mai scommettere sul reale pensiero di un’altra persona. Neppure noi a volte sappiamo veramente chi siamo, figuriamoci un altro. Per chi indaga, esistono solo i fatti certificati dai documenti e questi a volte possono anche essere spiacevoli. È questo il caso di Virginia che neppure sepolta riposò nella pace che a tutti si augura.

A leggere la storia di quello che le successe viene anche da pensare a una nemesi: la giustizia riparatrice che perseguita chi abbia male operato in vita. Ma poi, in definitiva, che fece mai di così efferato la bella Nicchia da essere angariata financo nella tomba?

È forse meglio dire che il caso, spesso re assoluto delle cose del mondo, si diverte ad arruffare eventi e situazioni senza interessarsi degli effetti prodotti dai suoi scombussolamenti.

Virginia fu sepolta nel cimitero monumentale di Parigi, nel Père-Lachaise, una lapide spoglia con la sola iscrizione del nome e le date.

Pietra tombale della Contessa di Castiglione che ora si rova presso la fondazione Cavour a Santena (TO)

Alla fine dello scorso secolo la pietra originale che racchiudeva i resti mortali della donna più bella del mondo, dell’Imperatrice senza Impero, era tanto consumata che a stento se ne potevano leggere le parole, sostituita da una copia, fu portata a Torino per il centenario della sua morte.

Chi l’aveva richiesta al cimitero parigino s’era anche impegnato a restaurarla a proprie spese per collocarla poi nel castello di Costigliole d’Asti che era appartenuto alla famiglia del bel Francesco Verasis, il marito. Chi si era impegnato nell’opera, tuttavia, ebbe problemi con la giustizia. Dimenticò l’impegno assunto e della lapide tombale si smarrì ogni traccia. È stata ritrovata nel gennaio del ’21 in un paesino della provincia di Torino, nel deposito di un’impresa edilizia fallita, in una misera via di campagna lungo la Dora Riparia. Per il guaio giudiziario di chi l’aveva richiesta, la pietra era finita a un geometra che l’aveva portata nel fondo che gli faceva da magazzino e lì era stata dimenticata.

Incapace a dire se esista una lezione in questa vicenda ingarbugliata, mi viene solo da concludere che forse la causa di quest’odissea possa dipendere dai malauguri che chi ritrovò il proprio nome nel testamento di Virginia, imprecò ai danni della Contessa di Castiglione. (segue).

Alberto Scaramuccia

Le peripezie della lapide della Contessa Castiglione

La contessa di Castigliane fu inumata nel cimitero parigino Père-Lachaise. La pietra tombale della sua sepoltura recentemente è stata inaspettatamente ritrovata in una discarica edilizia vicino Torino e la sua peripezia merita di essere raccontata.

Tutto ha avuto inizio nel 1999 quando la lapide, corrosa e quasi illeggibile, dal cimitero di Parigi giunse a Torino in occasione del centenario della morte di Virginia. Fu portata da Giuliano Soria, presidente del Premio Grinzane Cavour, che voleva provvedere personalmente al suo restauro e poi restituirla. A seguito però di uno scandalo per comportamenti illeciti del suo presidente la Fondazione venne messa in liquidazione e nessuno penso più alla lapide della Contessa che finì, assieme ad altri scarti edilizi derivanti dalla demolizione della sede stessa, in una discarica edilizia privata nei pressi di Alpignano (TO), dove è stata rinvenuta il 21 gennaio del 2021.

La pietra tombale della contessa di Castiglione appena ritrovata in una discarica nei pressi di Torino
 

Il ritrovamento si è verificato a seguito di un’indagine condotta dal direttore della “Fondazione Cavour”, Marco Fasano. Si è accertato che la lapide, sino al 2009  si trovava presso la sede del “Premio Grinzane Cavour”, a Torino. Quando la sede del Premio venne smantellata a seguito di liquidazione giudiziaria, come si è detto, parte del materiale edilizio lapide compresa, venne portato in un terreno di Alpignano e lì abbandonata. Ora è in custodia a Santena, sistemata in un`area esterna del castello Cavour in attesa di concordare la sua destinazione finale con il Ministero della Cultura francese,

Sandro Fascinelli