(Villa Scalera sede del kibbutz in Bacoli

(da Ameglia informa di gennaio 2020)

Nell’estate del 1945, circa 90 ebrei, reduci dai campi di concentramento di Auschwitz, di Belsen-Bergen, di Buchenwald e di Mauthausen, giunsero a Bacoli (NA) e furono alloggiati presso villa Scalera a Casevecchie.

L’organizzazione del viaggio del gruppo, dalla Germania fino a Bacoli, ed il successivo trasferimento verso Èretz Yisraèl fu gestito dall’organizzazione Mossad LeAliyah Bet che operava per facilitare l’immigrazione ebraica clandestina in violazione delle restrizioni unilaterali imposte dalla Gran Bretagna. In Italia, un ruolo fondamentale fu sostenuto da Ada Sereni, che fu tra i responsabili dell’orga-nizzazione e che ci informa del motivo della scelta di Bacoli per accogliere, nascondere e preparare al viaggio verso Èretz Yisraèl (la terra d’Israele) i membri del gruppo. Infatti, nel libro “I clandestini del mare”, lei ricorda: “L’Italia, essendo sotto l’occupazione militare britannica, era in una situazione politica particolarmente delicata. Così facevamo sembrare delle fughe spontanee le evacuazioni programmate.

In pratica, sceglievamo tra le lunghe coste italiane, piccoli posti isolati da cui trafugare, con piccole barche, le persone fino alle grandi navi che solitamente stazionavano a 500 metri dalla riva. Questi approdi non erano controllati perché erano difficilmente utilizzabili. Avevano fondali bassi ed erano sferzati da forti venti. Tutte condizioni che hanno messo a dura prova il lavoro dei marinai. Era un inferno arrivare dalla costa alla nave.”

…e Bacoli, e Casevecchie  in particolare, rispondeva  pienamente alle caratteristiche richieste di cui ci parla Ada Sereni: si trattava, infatti, di una località che, pur distante solo 25 chilometri da Napoli, per tutta una serie di motivi, tra cui principalmente quelli geografici e morfologici del territorio, era isolata e si prestava, in modo ottimale, ad essere un nascondiglio perfetto ed un altrettanto perfetto luogo da cui partire per raggiungere Èretz Yisraèl.

I componenti del gruppo, per lo più di giovane di età, fondarono un kibbutz (foto sopra)  e fecero amicizia con i coetanei che vivevano a Casevecchie: con loro trascorrevano molta parte del tempo e, grazie a loro, alcuni impararono a parlare in italiano ed a nuotare.

Tra i presenti ricordiamo: Meir Weiss, Ben-Zion Gasner, Eliezer Majerovic, Shmuelevitz, Moshe Fruchter; Moshe Berger, Mordechai Peled, David Weiss, Zvi Rengel, Yona Kalosh, Yaakov Gutman, Aryeh Bein Horin, Miriam Gutman, Malka Gutman, Chaya (Evi) Weiss, Mali Deutsch, Haviva Gutman, Pola. Tzipora (Ibi) Weiss, Rozsi Gutman, Bertha Gutman, Rivke Gutman, Giza Sorkis, Izhak Kalit, Alex Kunstlinger, Mordechai Roitman, Dina Akerman.

Un’attenzione particolare va a Shlomo Teitelbaum grazie al quale abbiamo recuperate le foto che documentano la presenza del gruppo a Villa Scalera.

Nel marzo del 1946, su sollecitazione del rabbi Baruch Epstein, fu fondato un kibbutz e fu deciso che i componenti, essendo la villa situata nei pressi del mare, i componenti imparassero a pescare, sappiamo anche, dalle testimonianze di alcuni di loro, che un gruppetto si recava a Pozzuoli per imparare a costruire e a riparare barche.

La maggior parte dei componenti aderì, grazie all’insegnamento di Shlomo Teitelbaum, al gruppo religioso di Torah VeAvodah e, durante la permanenza, la sala più grande fra quelle disponibili, fu adattata a sinagoga e le sue pareti furono affrescate con scene bibliche e con immagini di personaggi tra i quali Theodor Herzl giornalista, scrittore e avvocato ungherese fondatore del sionismo. Proprio in questa sala, nella primavera del 1946, furono celebrate le nozze di quattro coppie di ebrei. Al termine della cerimonia ci fu grande emozione tra gli ospiti, quando il sindaco di Bacoli, Ernesto Schiano, invitato con alcuni rappresentanti dei partiti antifascisti, prese la parola e ricordò la fondamentale partecipazione ebraica alla nascita della nuova Bacoli. Dai presenti, dopo un momento di stupore perché ignari di questa storia, partì un commosso e partecipato applauso.

Verso la fine di luglio del 1946 giunsero a Villa Scalera altri ebrei, provenienti per lo più dai campi pugliesi di Santa Maria di Leuca, di Santa Maria al Bagno e di santa Cesarea, che si unirono a quelli già presenti a Bacoli per preparare il viaggio verso la Palestina.

Tra essi: Hanna Bar Yesha, una quattordicenne di origine ungherese, unica sopravvissuta, insieme ad una zia, di una famiglia composta da 71 persone tutte internate ad Auschwitz; Leah Mortkovic, sopravvissuta 33 mesi ad Auschwitz e il marito Eliezer Welbel, Menachem Pnini e la moglie Miriam.

Una parte del gruppo, per complessive 183 persone, lasciò Bacoli la sera del 5 agosto 1946 e si imbarcò, al largo di Miseno, sulla goletta francese Ideros – Amiram Schochat (foto sotto).

Alle 3.00 circa del 6 agosto, giorno di Tish’a’ Beav, partirono alla volta della Palestina dove giunse il 16 dello stesso mese.

Lo sbarco avvenne a Sdot Jam a partire dalle 3.30 e terminò alle prime luci del-l’alba. Tra i marinai che aiutarono a sbarcare, i 183 ma’apilim c’era anche Yehuda Ben-Tzur componente di Palyam che, nel 2017 ha ricevuto, grazie alla ricerca che stiamo portando avanti, la Cittadinanza Onoraria del Comune di Bacoli.

Quello fu l’ultimo viaggio della Ideros – Amiram Schochat perché, durante il viaggio di ritorno, ebbe dei seri problemi al motore, probabilmente sabotato dagli inglesi che la intercettarono sulla via del ritorno, così si arenò su alcuni scogli al largo dell’isola di Creta ed affondò.

La storia del gruppo e del suo viaggio sulla Ideros è conosciuta in Israele in quanto si trattò del primo tentativo di sbarco andato a buon fine, dopo il blocco britannico.

Il resto del gruppo rimasto a Bacoli, tra cui Josef Elefant e Mina, Moshe e Sara Berger, la notte del 21 agosto fu trasportato, a bordo di camion militari americani, fino a Bocca di Magra, in Liguria. Qui, il 23 agosto, si imbarcò sulla nave Fede ribattezzata Harba Heruyot.

Dopo 10 giorni di navigazione la nave giunse ad Haifa ma qui, contrariamente a quanto era accaduto alla Ideros, fu bloccata dagli inglesi e tutte le persone a bordo furono internate in un campo a Cipro. Da qui, a gruppi più o meno numerosi, e con permesso britannico, poterono, entro un anno, giungere, finalmente, in Eretz Israel.

Si conosce molto bene la storia del viaggio di Fede – Harba Heruyot perchè sulla nave, oltre ai ma’apilim, viaggiò la giornalista e scrittrice statunitense Claire Neikind che scrisse il diario poi pubblicato con il titolo “Our goal was Palestine”.

Così si concluse, poco conosciuta ai più, una storia che vide protagonisti, ancora una volta uniti in un connubio dalle origini misteriose, Bacoli e gli ebrei…. ma la storia ebbe un seguito: dopo circa 30 anni, una decina di componenti di quel gruppo ritornò a Bacoli per rivedere i luoghi di quello che, a loro dire, era diventata la seconda patria. Lo stesso fece, nel 1998, il prof. Mordecai Peled, Professore di Filosofia all’Università di Gerusalemme, che visitò il paese e villa Scalera dove fu ospite del proprietario.

 

Un doveroso ringraziamento prima di chiudere:

se possiamo illustrare la storia degli Ebrei a Bacoli con immagini che presentano momenti vissuti nel nostro paese, è grazie al dono del caro amico Ettore de Vita che ha acquisito e donato alla nostra comunità le foto conservate presso il Museo dell’Olocausto del Washington Memorial.

Queste immagini, di proprietà di Shlomo Teitelbaum sono arrivate al museo attraverso la donazione di suo figlio Michael Tal, emigrato negli Stati Uniti.

Grazie ancora Ettore!

 

Samuele Guardascione