(da Ameglia Informa di aprile 2022 e seg.)

Da una delle cime del Caprione, quella del monte Rocchetta, scendendo lungo la vecchia via che da Lerici porta a Ameglia, troviamo il canale di Sordenzia, che ad Ameglia chiamano il Canal Grande o anche il Canale dei mulini per via dei vecchi mulini oggi riadattati che si trovavano lungo il suo percorso. Nel luogo, in quel canale s’incontrano e si intrecciano la fantasia con la realtà; un luogo unico, senza tempo né dimensioni dove può succedere qualsiasi cosa. Nel silenzio il frinire dell’acqua della cascata Maggiore, il “Zigaon(grossa cicala) nel gergo del popolo, acqua che gorgoglia nel primo sistema di vasche e docce calcaree, poi, la cascata Bianca, il Laghetto, e subito dopo il secondo sistema di vasche e le solite docce.

In quell’acqua, se arrivi in silenzio, puoi sorprendere l’ultima delle Fate, la Fada sempre nel gergo locale, da cui la sorgente che lì si trova ha preso il nome. L’ultima guardiana di quel luogo magico, stanca oramai di quei secoli che porta sulle sue spalle. Si, un luogo magico, diverso dal resto del mondo che ha sempre creduto che i bambini nascessero sotto i cavoli o che fosse la cicogna a portarli. No! I bambini sono sempre nati qua, nelle grotte della Fada, protetti dall’ultima delle Fate. Ora, bambini ne nascono sempre meno, e noi, dell’APS Enrico Calzolari Pro Monte Caprione, nel corso delle attività di ricerca sul territorio volevamo capirne il perché e interrogare la Fada, per scoprirne gli arcani misteri. È stato così, per gioco, che il geologo Sergio Mancini, ha riconosciuto per primo le caratteristiche dell’ambiente peculiare botanico e geologico della sorgente della Fada, luogo di antiche tradizioni e valore ipogeo.

Un particolare  fenomeno, attualmente studiato e tutelato nell’Appennino Settentrionale ma di cui non si avevano finora segnalazioni nel Parco di Montemarcello-Magra: un fenomeno corrispondente alle caratteristiche delle “Sorgenti Pietrificanti” (Limestone Precipitating Springs) che in molti ambienti montani sono sede di peculiari indagini e studi che ne determinano un elevato grado di interesse naturalistico, con denominazione di “Habitat a Cratoneurion Commutatum” tutelato a livello europeo. Paroloni difficili da comprendere, ben diversi dal gergo locale.

L’ambiente delle sorgenti della Fada, nella situazione particolare di una importante uscita di acque “dure” e sature in anidride carbonica disciolta nella zona di contatto tra la serie geologiche della Spezia (Calcari e brecce calcaree poligeniche) con le rocce scistose dell’Unità di Punta Bianca, costituisce un’area di notevole interesse per una valorizzazione come “geosito” e sito naturalistico tipico di molte aree protette regionali italiane (Parco delle Foreste Casentinesi, Parco Naturale delle Fanes Braies, Parco delle Capanne di Marcarolo e molti altri). Cercavamo un perché e invece ne abbiamo trovato un altro!  (segue)

Gino Cabano

(da Ameglia Informa di maggio 2022)

La presenza nell’ambiente del Cratoneurion Commutatum, un muschio particolare, che in situazioni particolari costituisce segnale, secondo studi dell’ENEA e di altri enti di ricerca, di elevata biodiversità e pregio ambientale che caratterizza le sorgenti della Fada e che indica un territorio degno di tutela e valorizzazione da parte degli enti competenti. 

Altri paroloni per dire che questo muschio in certe situazioni, genera il travertino e quindi ha un ruolo importante nella formazione di questo habitat, dove una volta nascevano bambini, così narrava la legenda. Sensibile a questo fatto, l’associazione Monte Caprione ha già avviato studi e indagini di dettaglio con il patrocinio del Comune di Ameglia per l’approfondimento degli aspetti scientifici del fenomeno sotto la supervisione e il coordinamento del prof. Massimo Coli.

Tutto nell’ambito della convenzione siglata con l’Università di Firenze nel giugno scorso per la classificazione e lo studio delle emergenze scientifiche e culturali del Promontorio del Caprione. Ne seguiremo, pure, il significato etnografico di non minore importanza, perché non è detto che nella leggenda, alcune volte non si possa trovare anche un poco di verità. Acque ricche di calcio, dunque ricche di quell’elemento appartenente al gruppo dei metalli alcalino-terrosi esistenti in natura combinati nei carbonati, nei fosfati, nei silicati, tanto necessari per la costituzione dell’apparato scheletrico già nei primi mesi di sviluppo fetale e indispensabile nel proseguo della vita, in modo particolare per la gestante e nella fase dell’allattamento. Un caso? Non so che dirvi!

Qui a Ameglia i bambini, secondo a quanto si racconta, li facevano nascere da questi ipogei che molto assomigliano all’utero materno,  nel liquido amniotico che li mantiene in vita; acqua sorgente di vita, acqua che oggi è una delle soluzioni, e per gestire e per lenire il dolore del travaglio e quello durante la fase espulsiva del neonato. Essere immerse in acqua, consente alla partoriente di muoversi meglio e assumere le  posizioni più comode: accovacciata, sulle ginocchia, o galleggiando sulla schiena senza patire il dolore che si sentirebbe fuori dall’acqua, perché l’acqua aiuta a rilassare i muscoli e a regolare il respiro.

Puro caso o antica scienza di cui la Fada era custode? Anche nel Veneto le fate si chiamano “Fade”; d’indole mutevole, talvolta gentili e buone, altre dispettose e cattive, e sempre pronte in caso di pericolo a trasformarsi in serpi o rospi. Buone o cattive che fossero, le “Fade” erano coloro che insegnavano agli uomini l’arte della lavorazione del formaggio del burro e  della ricotta. Non è il nostro caso! Nel Polesine e nel Veneto in generale, ci sono sempre state tante storie e leggende su le strane creature che abitano nel fondo delle valli vicino ai corsi d’acqua. Alcuni parlano di gnomi, di fate, altri di folletti, e altri ancora associano le” fade” alle comuni ninfe che da sempre vivono nei pressi dei corsi d’acqua; reminiscenze di ragazze morte di parto per alcuni, mentre per altri morte prematuramente o addirittura nel grembo materno. Queste notizie si riavvicinano alle nostre; anche se non direttamente parto e partorienti ricompaiono nella leggenda. Se poi alla nostra, si aggiunge che nei tempi passati, quando Luni era città romana e la villa di Bocca di Magra raggiungeva il massimo del suo splendore, le matrone erano solite immergersi nude nell’acqua della Fada, sorvegliate da guardie armate affinché nessuno potesse vederle o disturbarle durante il bagno;  qui allora la cosa si fa più complessa. Ma si trattava di bagno o di cerimonia sacra in quel naturale ninfeo?

Nei miti latini le Fatue erano divinità campestri simili alle ninfe e ai satiri, un po’ come i fauni e i silvani, divinità sempre legate al culto della fecondità, della sessualità e dell’erotismo.

La parola fata” deriva anch’essa dalla parola “Fato”, e Fatae  è l’altro nome con cui sono conosciute le Parche, anch’esse spiriti della natura, esseri magici, che sono le custodi della parola pronunziata dal Dio supremo e che non può più essere cambiata: Il “Fato”. Tutto è regolato dal “Destino” e il dottor Sergio Mancini ha carpito alla Fada un primo segreto. Non sappiamo ancora perché lì non nascono più i bambini ma abbiamo le idee chiare su come nasca il travertino. Per il resto… vi terremo informati!   (fine)

Gino Cabano

POESIA DI GHIBU

A grota der canae da Fada

Na vòta en ter paese da Mègia i recunteven na bela faòla,

i diseven che i fanti i naseven en ta grota der canae da Fada.

Po’ con l’andae do tempo a faòla la sa perso pea strada…

Forse la sià mei recomenzarla!

Presempio en fante i ghe diseva a so mà’ncinta:

“ma a grota da Fada la ghe’nche? E se la ghenche perché ten ghe fa nase mi soèla?

Cossì a mio’ncò come lè bela a grota!”

So mà la ga responda che diversi ani fa i gan fato nasse ‘nco Gesù bambino,

po’ a grota i lan abandonà a o so destino.

Adè a grota lè tuta croverta dai bochi e to soèla l’an ghe po’ nasse

Perché po’ l’an ghe po’ sciortie.

Ma te vedeè che prima o poi, quarche d’un i gandeà a pulie,

su no pianze nin!

Quando la ghe seà pulito a te ghe posso portae,

cossì te vedi come lè bela a grota da Fada e o so canae.

Ghibù (Gustavo Cecchini)

Ripresa effettuata da Umberto Galazzo, sindaco di Ameglia, nel mese di novembre 2021