Fiumaretta di Ameglia 4 ottobre 2021

Gentili autorità civili, militari e religiose presenti,

carissimi amici.

Prima di tutto desidero ringraziare per l’ospitalità tutti voi qui presenti.

E in particolare, permettetemi di rivolgere un ringraziamento speciale alla Associazione di Amicizia Italia-Israele di Massa-Carrara, nella persona del presidente Adelindo Frulletti, per l’invito a essere qui oggi. Grazie anche alla instancabile dottoressa Silvia Dell’Amico, per l’enor-me lavoro svolto, perché questi eventi si potessero realizzare.

Dalle sponde della bella Liguria, un meraviglioso lembo di costa visitato e desiderato da tanti popoli nel corso della storia, dai porti di La Spezia, Genova e Savona, e da molte altre località minori o meno conosciute alla maggioranza – come Bocca di Magra –, partivano per la loro terra i profughi del popolo ebraico sopravvissuti alla Shoà.

Erano giunti in Liguria, dopo che un terzo del loro popolo era stato sterminato. Loro, c’erano stati, e hanno visto le loro famiglie bruciare nei forni crematori. Il corpo di questi profughi era spezzato, ma il loro spirito traeva forza dalla speranza. Giurarono di non restare dove non erano desiderati, e decisero di tornare a casa, a Sion. Un ritorno atteso per duemila anni.

Questi profughi non cercavano di stabilirsi in Italia, ma di emigrare nella Terra d’Israele, e ci riuscirono anche grazie all’aiuto dei meravigliosi residenti di queste terre.

Dopo la guerra, il popolo ebraico doveva risorgere. L’Euro-pa era una grande fossa comune, in cui erano stati sepolti sei milioni di ebrei.

Come uscire da una situazione del genere? Centinaia di migliaia di profughi ebrei cercavano di poter raggiungere la loro terra.

La Gran Bretagna, allora mandataria sulla regione, temeva il mondo arabo e chiudeva le porte della Terra Santa. Così facendo però, rinunciava al ruolo storico assunto con la Dichiarazione Balfour, e ancor più con l’accettazione del mandato dopo la Conferenza di Sanremo, in cui il mondo aveva riconosciuto per la prima volta, proprio qui in Liguria, il diritto del popolo ebraico alla sua antica terra.

In quel momento storico cruciale, si incontrarono l’I- talia, che cercava di guarire le sue ferite dopo la guerra, e il movimento sionista, che rappresentava un popolo antico, la cui persecuzione era culminata nell’Oloca-usto.

Con il suo aiuto all’immi-grazione degli ebrei in Palestina contro la volontà della Gran Bretagna, l’Italia perseguì il suo ruolo storico che aveva iniziato a Sanremo, insieme ad altre potenze: aiutare il popolo  ebraico a tornare nella propria terra, e partecipare così al compimento delle profezie bibliche sul Ritorno a Sion.

L’Agenzia per la Aliyah Bet aveva scelto proprio la vicina Porto Venere come base dove si preparavano le navi per il loro viaggio verso la Terra di Israele. Da Porto Venere, le navi partivano per Bocca di Magra, dove, con l’aiuto della gente del posto, imbarcavano gli immigrati. 

Così, nel corso dell’estate, sono riusciti a partire da questi luoghi circa 4.000 profughi.

Partirono in tanti su piccole barche che li portavano alle navi da Bocca di Magra, al di là del fiume Magra, davanti a quella che oggi è Fiumaretta. Ci furono molti passaggi. A Fiumaretta ci fu un grande accampamento di tende, diretto e organizzato dalla Haganà. 

Da qui sono partiti anche moltissimi bambini orfani. Come i famosi bambini di Selvino, che partirono proprio da Bocca di Magra, il 31 luglio 1946, con la nave Katriel Yaffe. 

Riesco a stento e con emozione a immaginare tutto quel movimento, tutta quella trepidante speranza. Quei momenti concitati, pieni di timore, di aspettative e di tanta speranza.

La stessa speranza di cui scrisse, dopo 2.000 anni di esilio, il poeta Naftali Hertz Imber nell’Europa orientale. Imber, con i suoi versi diventati poi l’inno nazionale di Israele, incoraggia i suoi fratelli e sorelle ebrei a non disperare, perché “Finché dentro il cuore, l’Anima Ebraica anela, e verso l’oriente lontano, un occhio guarda a Sion, non è ancora persa la nostra Speranza…”.

Moltissimi di voi conoscono la famosa citazione ebraica: “Chi salva una vita, è come se salvasse un mondo intero”. 

Bene, pensate solo a quanti mondi interi sono stati salvati, con l’aiuto dato a tutti quei bambini, e a tutte quegli esseri umani, che anche grazie alla popolazione locale, si sono salvati e hanno potuto ricominciare una nuova vita in Israele.

Dunque, grazie Ameglia. Grazie Liguria. Grazie Italia.

Il popolo d’Israele vive. Viva Israele! Viva l’Italia!

Dror Eydar

Ambasciatore dello Stato d’Israele in Italia

S. E. Dror Eydar Ambasciatore d’Israele in Italia nella parte finale del suo discorso del 4 ottobre a Fiumaretta

Fiumaretta: 4 ottobre 2021, a ricordo dell’Aliyah Bet

    Dror Eydar   Silvia Dell’Amico    Andrea De Ranieri   Adelindo Frulletti
 

      Grazie Ambasciatore Dror Eydar, per il suo intervento alla cerimonia del 4 ottobre 2021, che ha riconosciuto ad Ameglia il ruolo che le compete nella storia dell’immigrazione clandestina degli ebrei verso la Palestina (Aliyah Bet).

Molti sanno che nel maggio del ’46 dalla Spezia salparono legalmente dirette in Palestina, con il benestare delle autorità inglesi, le navi Fede e Fenice con a bordo 1.014 ebrei scampati alla furia nazista. Un episodio che ha valso alla città una medaglia d’oro e il titolo di “Porta di Sion”.

Pochi invece sapevano che dalla Bocca del Magra, tra il 1946 e il 1947, di ebrei reduci dai campi di sterminio ne partirono clandestinamente ben 4.314, di cui anche molti bambini orfani provenienti da Selvino.

Fu determinante l’aiuto della popolazione locale e delle autorità, che diedero una mano e si cucirono la bocca e gli occhi con buona pace del comando inglese, che non voleva le partenze di immigrati ebrei in Palestina.

Questa bella storia di salvezza e solidarietà è stata portata al centro dell’attenzione grazie all’Associazione Apuana Amici Italia Israele di Massa e Carrara, sotto l’egida dell’ambasciata d’Israele a Roma, nel- l’ambito delle iniziative che sta realizzando per valorizzare e divulgare quello che è stato l’esodo degli ebrei da Fiumaretta, da Bocca di Magra, dalla Spezia e dalle zone limitrofe, verso la Palestina.

Questa giornata d’incontri è nata dalla volontà e dalla determinazione di Adelindo Frulletti, presidente dell’As-sociazione, e Silvia Dell’Amico, coordinatrice per Carrara. Quando alcuni mesi fa questo progetto, proposto al-l’ambasciata israeliana a Roma, è stato accolto con grande favore e benevolenza è stato portato avanti e realizzato con enorme orgoglio da loro due.

Nella cerimonia di Fiumaretta, che si è svolta la mattina del 4 ottobre (nel pomeriggio si è poi conclusa alla Spezia), sono intervenuti, Adelindo Frulletti, Silvia Del- l’Amico e Andrea De Ranieri (a cui si deve la costruzione del monumento di Fiumaretta), che ha riconosciuto, tra l’altro, il ruolo determinante di “Ameglia Informa” per raccogliere le notizie e le storie di queste vicende, restate nascoste per tanti anni, concludendo con questa cerimonia il suo ultimo giorno del mandato come sindaco di Ameglia.

Sandro Fascinelli

S. E. Dror Eydar pianta un olivo, in segno di pace, a fianco del monumento che ricorda L’esodo dei 4.314 ebrei imbarcati clandestinamente da Bocca di magra per la Palestina.