(amate da tutti ma neglette)
(da Ameglia Informa di settembre 2023)
La ricorrenza dei 100 anni della Locanda del Pilota mi ha dato l’opportunità di indagare più a fondo sulla presenza a Fiumaretta del “trio” Marguerite Duras e i suoi due mariti, il primo Robert Antelme e il secondo Dionys Mascolo.

Tutto ha avuto inizio dalla comparsa sulla riva sinistra del Magra di Franco Fortini che s’insediò in una casa a forma di cubo dopo il Pilota verso il mare.
Prima però di entrare in argomento, apriamo una parentesi sulle eccellenze culturali del nostro Comune,
che non finiscono mai di stupirci ma che non sono affatto sfruttate e messe bene in evidenza. Dovrebbero essere le istituzioni e le associazioni a curarsene, con una mappatura territoriale, con campagne pubblicitarie, con targhe o lapidi commemorative, ma non lo hanno fatto che in minima parte, al contrario dei nostri vicini che le hanno ingigantite e non se le sono lasciate sfuggire!
Tanto per fare due esempi al volo: Shelley per Lerici e l’Aliyah bet ebraica per La Spezia.
Shelley, con un paio di mesi di vacanza, prima di andare a naufragare in quel di Viareggio, è divenuto il simbolo di Lerici, nonostante abbia soggiornato in tutta l’Italia per quattro anni.
La medaglia d’oro al valor civile alla Spezia, assegnata con la motivazione: “per l’aiuto prestato ai profughi ebrei nel dopoguerra”. Ma quale aiuto? Quasi tutto è stato gestito a livello istituzionale per poco più di un mese.
Da Ameglia Informa di maggio 2018 – Dichiarazione di un testimone:
“Non potevamo avvicinarci al molo perché la polizia presidiava la zona … In quel periodo ne avevamo viste di tutti i colori: bombardamenti, rastrellamenti e la popolazione era veramente stremata. Questa vicenda mi sembra sia stata gestita alla chetichella anche da parte delle Autorità che forse volevano tenerla segreta. Io l’ho saputo solo perché abitavo nelle vicinanze del molo Pirelli … questo episodio è stato messo in evidenza solo in seguito”.
L’aiuto dei Comuni di Ameglia e Portovenere è durato invece per due anni in modo clandestino. Ignoranza o disinteresse della loro storia? Non pensate che la medaglia d’oro si sarebbe dovuta almeno condividere con Ameglia, da dove in due anni sono partiti ben 4.314 ebrei su sette navi e Portovenere dove sono state allestite le navi dell’esodo, compresa la Exodus divenuta famosa su scala mondiale per il film di Otto Preminger, interpretato da Paul Newman
Una base di partenza potrebbe essere il libro realizzato “per approfondire i fatti relativi all’aiuto prestato dagli amegliesi agli ebrei scampati ai lager, per raggiungere la loro Terra Promessa” e depositato all’ufficio Cultura, più la documentazione di Ameglia Informa.
Inoltre nell’ottobre 2019 Ameglia Informa pubblicò un articolo dal titolo: Bocca di Magra tra le 7 spiagge del mondo più amate dai pittori, in senso lato anche da artisti e scrittori.
Ma vi rendete conto? In ambito mondiale l’unica spiaggia italiana!
Svegliatevi amegliesi!
Chiusa parentesi
È stato Franco Fortini, militante di sinistra come i tre francesi, che parlava perfettamente la loro lingua e che aveva una casa a cubo a Fiumaretta (ora si trova dietro l’imbarcadero), ad attirare sul posto in tempi diversi Robert Antelme, Marguerite Duras e Dionys Mascolo.
Il posto ideale, appartato e tranquillo, per scrivere o riordinare le memorie dei soprusi subiti dai nazisti ma che, essendo anche luogo di transito e sosta degli ebrei sfuggiti alle camere a gas, poteva favorire scambi di notizie ed opinioni.
Così, mentre per gli intellettuali della sponda destra il Magra era “un posto di vacanza”, per quelli della sponda sinistra era “un posto di lavoro”, da dove sono scaturiti “un diario dell’orrore” ed “un romanzo d’amore”.
Abbiamo visto il mese scorso come Fortini raccontasse che Robert Antelme, nella quiete di questo luogo, ad un tavolo d’albergo sulla sponda sinistra del Magra scrisse il saggio l’Espèce Humaine, dedicato alla sua esperienza di deportato nei lager nazisti.

L’Espece humaine è un libro di testimonianza della sua esperienza di prigioniero ma anche un trattato filosofico per affermare l’immutabilità della specie umana.
…il carnefice che vuole togliere alla sua vittima le qualità dell’uomo è lui stesso un essere umano;
…I prigionieri si stanno avvicinando al non umano, allineandosi con esso, ma questo movimento di avvicinamento è infinito, il non umano non sarà mai raggiunto;
…l’unità inequivocabile del- l’umanità è segnata nella sua residualità. Eppure non c’è ambiguità: siamo ancora uomini, e non finiremo altrimenti che da uomini;
Lui parla solo della sua esperienza. Il trattamento dei prigionieri politici non era infatti comparabile con quello degli ebrei, destinati loro sì all’annientamento.
Infatti l’orrore non era enorme Gandersheim, non vi erano né camere a gas né crematori. L’orrore era l’oscurità, la mancanza assoluta di riferimento, la solitudine, l’oppressione incessante e il lento annientamento.
L’impulso alla nostra lotta non sarebbe stato che la forsennata rivendicazione, sempre solitaria, di restare uomini fino alla fine. …

Il libro di Antelme, esperienza mai paragonabile a quella dei campi di sterminio, poco dopo con l’uscita del libro Se questo è un uomo di Primo Levi, pubblicato pochi mesi dopo, cadde presto nel dimenticatoio. (segue)
Sandro Fascinelli
Piccola Biografia di Robert Antelme, Sartene 1917 – Parigi 1990
Nel 1939 sposò Marguerite Duras che al tempo lavorava per una casa editrice. Nel 1942 lei conobbe Dionys Mascolo che divenne il suo amante. I tre furono membri della Resistenza sotto l’occupazione nazista. Nel 1944 il loro gruppo cadde in un’imboscata ma, mentre la Duras e Mascolo riuscirono a sfuggire, Robert Antelme venne arrestato e inviato in un campo di concentramento il 1º giugno. Assegnato a Buchenwald, venne condotto aGandersheim piccolo commando di quel lager.
Nel 1945 Robert Antelme fu ritrovato nel campo di Dachau malato di tifo e debilitato (pesava solo 35 kg) e ricondotto aParigi dall’amico François. Mitterand.
Nel 1946 divorziò dalla moglie ma restarono in amicizia. Nel 1947 pubblicò L’espèce Humaine, dedicato alla sorella Maria Luisa, morta durante la deportazione.
La prima testimonianza di quello che subivano i prigionieri nei lager nazisti: scritto per non dimenticare.
S. F.