(da Ameglia Informa di gennaio 2026) 

Il Volto Santo tra i santi Rocco e Sebastiano, 1529 Montemarcello, Chiesa di San Pietro a Montemarcello

Nel 1527, mentre Roma subiva il sanguinoso sacco ad opera dei Lanzichenecchi, un trittico di buon marmo apuano veniva installato nella parrocchiale di Ameglia. Vi sono raffigurati S. Vincenzo martire, il titolare della chiesa al centro, S. Roccoalla sua destra, S. Sebastiano alla sinistra e l’Annunciazionenella lunetta. L’invocazione incisa nella trabeazione richiama da subito la ragione dell’opera ossia la preghiera di soccorso della comunità per la protezione della salute. Negli anni venti del Cinquecento, infatti, più ondate di peste colpirono l’Italia settentrionale, provocando migliaia di morti. L’epidemia di quegli anni è spesso ricordata col nome di “peste di Carlo V” essendo spesso associata alla malattia che si diffuse insieme all’avanzata delle truppe imperiali. Anche la presenza dei Santi Rocco e Sebastiano, entrambi protettori dalle pestilenze, rivela la ragione principale della realizzazione dell’opera, il cui incarico è probabile sia avvenuto alcuni mesi prima della collocazione in situ.

La stessa motivazione sembra essere all’origine anche dell’ancona marmorea che si trova nella chiesa di S. Pietro a Montemarcello (foto sopra), dipendente dalla parrocchia sottostante. In questo caso, la scultura presenta al centro il Crocifisso tunicato – ossia la nota imma-gine del Volto Santo di Lucca e ai lati nuovamente San Rocco  e San Sebastiano -. Anche la datazione è vicina al precedente amegliese, collocandosi nel febbraio del 1529.  Per trovare l’autore di questo rilievo ci soccorre il testamento di Domenico Gareth (o Gar o Gare), in cui si fa riferimento a una tavola di marmo in qua erant sculpti et scripti imaginem Sancte Crucis Sancti Sebastiani et sancti Rochi et duo puti in summo. Il Gareth proveniva  dall’Alta Marna e per questo nei documenti dell’epoca è spesso citato col soprannome di Franzosino, alla bottega del quale viene ricondotto dalla letteratura anche il trittico di Ameglia.  Si tratta di uno scultore interessante la cui parabola artistica si svolge – per quanto sinora emerso – interamente entro il terzo decennio del Cinquecento, in uno dei momenti più fervidi per la storia del marmo apuano, quando Carrara diventa il crocevia di maniere e di maestri italiani e d’oltralpe, a partire da Michelangelo ma non solo.

Il suo nome compare insieme alla numerosa e valente bottega che il grande maestro spagnolo Bartolomé Ordóñez organizzò a Carrara per far fronte agli importanti monumenti commissionatigli dai Re Cattolici e da alti esponenti ecclesiastici iberici. Il Gareth aveva lavorato per Ordóñez per tutto il 1520, il 1521 e buona parte del 1522, potendo collaborare all’esecuzione di parti dei monumenti destinati alla Spagna.

L’articolata bottega dello spagnolo aveva continuato a lavorare anche dopo la morte di quest’ultimo, (Carrara 1520), seguendo puntualmente le indicazioni che egli aveva dettate nel testamento, almeno fino al momento in cui furono onorati i pagamenti da parte della corte spagnola. La bottega probabilmente si sciolse nel 1522 proprio per motivi legati a ritardi o sospensioni nei pagamenti. È proprio da quel momento che, non a caso, ritroviamo il Franzosino attivo nel territorio della Val di Magra, quando le circostanze lo spinsero evidentemente a trovare altri lavori nella zona apuana, dove ormai risiedeva da tempo essendosi anche sposato con una certa Tommasina di Ponzò. La sua presenza è infatti attestata anche da alcuni documenti e soprattutto da opere presenti a Trebiano, Arcola, San Terenzo Monti, San Terenzo mare e Lerici. In quest’ultimo caso, l’opera fu però realizzata senza di lui, dato che probabilmente morì a maggio del 1529.

Marzia Ratti