(da Lerici in di dicembre 2025)

Leric In Sandro Fascinelli
Scopertura della targa di piazza Daniel Inouye a san Terenzo Monti, frazione di Fivizzano (MS)
 

Lunedì 10 novembre siamo stati informati che a San Terenzo Monti una piazza era stata intitolata a Daniel Inouye (foto sopra), un eroe di guerra nippo-americano che ha combattuto sui nostri monti, durante il secondo conflitto mondiale. Peccato che noi, che siamo stati gli artifici della sua vera storia, tramite il nostro collaboratore Sergio Marchi, non siamo stati nemmeno informati.

Nell’articolo in evidenza su www.amegliainforma.it, metteremo tutta la documentazione, anche video, della manifestazione grazie alla nostra assessora amegliese Marzia Ratti.

Di seguito il  commento di Sergio Marchi

Sandro Fascinelli

Non so se questa cerimonia sarebbe stata realizzata senza che, tramite Ameglia Informa e Lerici In, non fosse stata ripristinata dal 2011 in poi la verità sul personaggio creduto morto dai partigiani del luogo, divenuto invece Presidente del Senato USA.

Daniel Inouye

La cosa tuttavia non mi sorprende più di tanto, dati alcuni precedenti di cui voglio rendervi edotti. Trascrivo parte dei vecchi articoli, aggiungendo cose che non ho narrato finora nella loro interezza.

Tutto, è cominciato all’inizio del 2004, quando il professore Almo Baracchini, mio amico di vecchia data, mi ha chiesto un favore particolare. Si trattava di collaborare, con il supporto di Italia Nostra, alla riedizione di un suo libro, apparso per la prima volta nel 1996. Il libro, intitolato “La sepoltura delle vittime dell’eccidio di Bardine di San Terenzo” (una vittima è anche lericina: Enia Valtriani), narra quei fatti di cui il professore fu protagonista e che gli valsero il Cavalierato della Repubblica. Verso il termine di quell’opera, notai nell’ultima pagina una fotografia d’epoca ma che si riferiva a fatti accaduti un anno più tardi. Per la precisione “…la fotografia dell‘ultimo militare americano morto il 21 aprile 1945 a Monte Marciaso, decorato per il suo straordinario eroismo di croce al valor militare.”. Il militare in questione era Daniel K. Inouye.

Pochi mesi più tardi, mi capitò di vedere sull’emittente locale Teleriviera il quarto film della serie “Karatè Kid”. Il film, si apre con una cerimonia di ricordo dei soldati nippo-americani che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, nel 442° battaglione Nisei. Fra le gigantografie che hanno fatto cornice a quell’evento, notai con sorpresa la fotografia di Inouye e lui era anche il personaggio che teneva il discorso commemorativo.

Incuriosito dal fatto, attesi l’arrivo dei titoli di coda e sorpresa… Il personaggio, era proprio Daniel Inouye nei panni di se stesso: senatore degli Stati Uniti (dal 2010 presidente del Senato).

In occasione del 60° anniversario della strage di Bardine di San Terenzo, il 21 agosto 2004, mi recai al piccolo museo di quella località e vi trovai proprio quella famosa fotografia. Quando osai esternare la mia scoperta ai presenti, alcuni partigiani che erano stati a Honolulu a visitare il locale Mausoleo degli Eroi, mi diedero animosamente del bugiardo e non stettero affatto ad ascoltare le mie giustificazioni. Va a fargli capire che in America un eroe di guerra non è necessariamente morto, se trovi la sua foto in un mausoleo.

Allora, ricorderò il motivo per cui i santerenzini credettero che egli fosse morto. In qualità di sottotenente del 442° Nisei, il 21 aprile 1945 Daniel Inouye ricevette l’ordine di attaccare una cresta fortemente difesa dai tedeschi, Colle Musatello, nel territorio di San Terenzo Monti. Si trattava di rendere inoffensivi ben tre nidi di mitragliatrice, posti in successione altimetrica.

In vista del primo, è partito un colpo che lo ha ferito allo stomaco ma lui, ignorando la ferita, ha continuato l’azione distruggendo la postazione col lancio di alcune bombe a mano. Dopo essere stato informato della gravità della sua ferita, ha rifiutato le cure e attaccato il secondo nido, distruggendolo con successo.

Poi, ha strisciato verso il terzo e, quando si è alzato di scatto per tirare la sua ultima bomba, una granata nemica lo ha colpito sul gomito destro, lasciandolo privo di buona parte del braccio. La sua bomba, già innescata, era stretta in un pugno che ormai non gli apparteneva più ma lui, con rapidità, ha preso la bomba con la mano sinistra e con questa ha proseguito la sua azione con pieno successo, centrando anche l’ultima postazione nemica.

Ha terminato, sparando raffiche con il suo fucile mitragliatore, infine, ferito anche ad una gamba, è caduto svenuto rotolando verso il basso della cresta.

Quando si è risvegliato, vedendo i suoi uomini chinati su di lui, li ha apostrofati di tornare alle loro posizioni in quanto, come ha sottolineato, “nessuno ha sospeso la guerra”. In quell’attacco, vennero uccisi venticinque soldati nemici e otto sono stati catturati.

Dato per morto, Inouye, pur fra indicibili sofferenze, è sopravissuto ad un intervento di amputazione del braccio destro, senza anestesia. Non è stato per crudeltà, ma una dose di morfina avrebbe messo a repentaglio la sua vita, vista la grande perdita di sangue subita.

Tornando al 2004, dopo quel 21 agosto, mi ritrovai una sera a cena in quel di Aulla, assieme a due cari amici e comandanti partigiani, Giulivo Ricci e Lido Galletto. Mi lamentai con loro di quello che mi era accaduto ed essi mi espressero piena solidarietà, con mio grande sollievo. Anni più tardi, quando la notizia venne pubblicata su Ameglia Informa e poi su Lerici In, dove un alunno italo-americano, ha avvisato sua madre che conosceva una funzionaria presso il Congresso degli Stati Uniti.

Questa ha reso partecipe il senatore Inouye, allora divenuto Presidente del Senato, che ha inviato una lettera di congratulazioni a “Lerici In” per tutti coloro che avevano partecipato a questa ricerca volta a ristabilire la verità dei fatti.

In seguito, ci sono stati apprezzamenti della stampa italiana, dal Tirreno al Secolo XIX, al Giornale ed altre testate.

Alla luce di quanto descritto, capirete la mia amarezza nell’essere stato ignorato per questa cerimonia. Tanto più che, senza la mia ricerca, gli organizzatori avrebbero fatto già da tempo una bella figura con quei Nisei che sono capitati al piccolo museo dopo la “vera” morte di Inouye (2012)!

Sergio Marchi

(da Ameglia Informa di maggio 2023)

Richiesta d’intitolazione di una piazza a Daniel Inouye

Sono lieto di apprendere la notizia, apparsa su La Nazione del 22 aprile scorso, nella cronaca di Lunigiana in cui viene richiesta al Comune di Fivizzano l’intitolazione di una piazza di San Terenzo ai Monti a Daniel Inouye (foto sopra del 2008).

(Su Ameglia Informa abbiamo parlato di Daniel Inouie a più ri-prese nel decenni scorsi, in novembre 2011 e ultimamente in ottobre e novembre 2022 ndd.).

Ricordo, per sommi capi la storia di quest’uomo eccezionale, combattente indomito nel 442° Reggimento Nisei, i soldati nippo­america-ni, contro la barbarie nazifascista.

Nato il 4 settembre 1924 nelle Hawaii, coinvolto nel-l’attacco di Pearl Harbour come volontario della Croce Rossa, si arruola e consegue il grado di sergente a soli 18 anni. Riceve il battesimo del fuoco nel giugno 1944, per la liberazione di Roma, venendo promosso sergente, poi viene inviato in Francia dove viene promosso sottotenente per la sua audacia. Il suo plotone era stato dimezzato e così la sua compagnia, lui stesso colpito al cuore ma salvato da due dollari d’argento nel taschino. Tornato sul fronte italiano, si copre di gloria nel mese di aprile 1945, durante le operazioni per liberare la strada da Fosdinovo per Aulla.

Il 21, attacca tre nidi di mitragliatrice in successione e ad ogni attacco subisce una grave ferita, allo stomaco, al gomito destro e ad una gamba. Dato per morto dai locali, sopravvive, pur con un braccio amputato, e viene insignito con le più prestigiose onorificenze americane, e non solo. Diviene avvocato, deputato e, nel 1962, senatore democratico. Partecipa alle indagini sul Watergate, diviene presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti, partecipa anche alle indagini sull’affare Iran­Contras.

Infine, nel 2010, diventa Presidente del Senato degli Stati Uniti, carica che mantiene fino alla morte, avvenuta il 12 dicembre 2012.

Un cippo, posto nel 2007 sul luogo dei fatti del 1945, ricorda lui e gli altri 20 soldati Nisei che hanno ricevuto la Medaglia d’Onore, la più alta onorificenza americana.

Fu la mia testimonianza, tre anni prima, a svelare ai locali che il sottotenente non era affatto morto, anche se lì per lì non venni creduto. Avevo riconosciuto la sua immagine nell’incipit del film “Karate Kid 4”, in una scena di una cerimonia di decorazione di Nisei e, incuriosito da questo fatto, lessi il nome del senatore nei titoli di coda. Aveva interpretato la parte di sé stesso, come oratore, nelle prime inquadrature del film!

Sergio Marchi