(da Ameglia Informa diottobre 2025)

Domenica 7 settembre, entrando in piazza San Pietro, mi sono sentito avvolto da un’aria di festa. Bandiere colorate, canti, sorrisi: tutto parlava di gioia; la gioia della Chiesa intera che celebrava la canonizzazione di Carlo Acutis e di Pier Giorgio Frassati. Due giovani santi, diversi nel tempo, ma uniti dallo stesso amore per Gesù, oggi brillavano davanti a noi come fari di luce. Il Papa è uscito prima della S. Messa con una spontaneità disarmante dicendoci queste parole: “Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo!”.
Durante l’omelia il Santo Padre ci ha riportato al Vangelo: “Chi non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. E lì, davanti a due giovani che non hanno avuto paura di donarsi fino in fondo, queste parole non suonavano dure, ma liberanti. Ho pensato a Pier Giorgio, al suo entusiasmo contagioso, a quelle corse per le vie di Torino con i carretti carichi di aiuti per i poveri. Ho pensato a Carlo, con il suo zaino di adolescente e il computer acceso per evangelizzare nel web, ma con il cuore sempre davanti al tabernacolo.

In piazza ho visto tanti giovani. Alcuni con le magliette con il volto sorridente di Carlo, altri con gli striscioni dedicati a Pier Giorgio. C’era un’energia speciale: come se i due santi fossero davvero lì, in mezzo a noi, a dire che la santità non è lontana, ma possibile. E che non serve aspettare anni o condizioni perfette: basta iniziare ora, con piccoli gesti di amore, di preghiera, di generosità.
Sempre il Papa ci ha detto che il rischio più grande è sprecare la vita. Guardando alle vite brevi ma intense di Carlo e Pier Giorgio, vi è un invito forte a non rimandare, a non vivere a metà. Loro hanno dato tutto, ed è per questo che oggi sono festa per la Chiesa.
Porto con me non solo l’emozione di questa celebrazione, ma anche la certezza aver vissuto un evento storico particolare: in questa celebrazione erano presenti i genitori e i fratelli di Carlo; un evento eccezionale che nella storia ha un solo precedente nel 1950 con la famiglia di Santa Maria Goretti.

Terminata la canonizzazione abbiamo voluto provare anche l’esperienza di arrivare a Roma percorrendo a piedi la via Franigena (n.d.r. La via Francigena inizia a Canterbury, in Inghilterra e il suo percorso più famoso termina a Roma, presso la Basilica di San Pietro. Storicamente però poteva proseguire fino a Santa Maria di Leuca, in Puglia, da dove si partiva poi per la Terra Santa), così ci siamo diretti col treno a Viterbo per iniziare il cammino degli ultimi 100 Km (foto sopra).
È stata per me un’esperieza che ha coinvolto corpo, cuore e spirito. Non è stato soltanto un itinerario tra campi di nocciole, boschi e borghi carichi di storia, ma un vero pellegrinaggio interiore, scandito dal ritmo lento dei passi e dal respiro profondo che si faceva preghiera.

Ogni mattina si partiva con lo zaino sulle spalle e la Parola di Dio tra le mani: un versetto del Vangelo ci accompagnava lungo il cammino, diventando luce nei momenti di fatica e occasione di riflessione nei momenti di solitudine.
Uno dei doni di questo pellegrinaggio è stato l’incontro con altri pellegrini. Siamo partiti in 9 e siamo arrivati a Roma in 12. Sul nostro cammino abbiamo incontrato Marco e Lorenzo di Belluno e Roberto di Soave (VR) con cui abbiamo condiviso parte del cammino.
Vi riporto alcune riflessioni degli stessi pellegrini che hanno vissuto con me questa esperienza: Paola ci dice: “Ogni giorno ad inizio tappa si leggeva un passo del Vangelo con la figura di Pietro e la meditazione sulla Parola ascoltata accompagnava ogni passo della giornata aiutata dagli incontri speciali che ci sono stati lungo il cammino e dalle letture della messa alla sera.”
Marina ci ricorda che questo cammino della Via Francigena è iniziato già lo scorso anno: “La mia esperienza della via francigena è cominciata lo scorso anno, durante il quale ho percorso alcune tappe, assieme ad alcuni giovani della nostra parrocchia. Quest’anno, per diversi motivi, non abbiamo potuto percorrere le ultime tappe per arrivare a Roma insieme ma li abbiamo portati tutti nel cuore e nelle nostre preghiere ed iniziare questo cammino con la santificazione di Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati, penso sia stata la più bella presenza che potevamo avere con noi.”
Per Laura è stato il suo primo cammino: “Per me è stato il primo cammino. Ho iniziato questa esperienza con titubanza e paura, con l’intento di cercare risposte in questa fase della mia vita. Tappa dopo tappa ho condiviso con i miei compagni di cammino fatica e riposo, opinioni e riflessioni, cibo e chilometri, risate e silenzi. La mattina, prima di incamminarci, si leggevano brani del Vangelo sull’apostolo Pietro accompagnate dalle acute riflessioni del nostro don Roberto; la sera si terminava con la Messa e le riflessioni giornaliere. Passo dopo passo ho capito: non dovevo “cercare” ma “vedere”!
Vedere il sorriso dei miei compagni, dei pellegrini incontrati durante il cammino che raccontavano con delicatezza la loro esperienza e con la stessa delicatezza ti chiedevano la tua; il saluto sincero di “buon cammino” che gli abitanti dei paesi attraversati ti auguravano.”
E infine la più giovane del gruppo, Marta: “Questo cammino ha saputo smuovermi dal mio immobilismo dando risposte alle domande che portavo da tempo nel cuore, ma allo stesso tempo la figura di Pietro mi ha consegnato nuove domande a cui trovare una risposta e penso che la risposta a queste domande io possa trovarla solo nella mia quotidianità, una quotidianità che è rimasta immutata dalla mia partenza, ma che mi ha trovato cambiata al mio ritorno…”

Anche Roberto da Soave, conosciuto durante il cammino, ha voluto partecipare: “Sono sempre stato un tipo solitario nel cammino e la Francigena che ho cominciato al Gran San Bernardo l’ho portata a termine quasi sempre da solo ma, per la prima volta, ho incontrato un gruppo ed è stato per me naturale aggregarmi a loro per il cammino, con il loro passo, per la preghiera, per i momenti conviviali. E siccome mi piace leggere la mia storia alla luce della Parola, in questa occasione ad ispirarmi è il Salmo 133: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!” e come è facile fare esperienza di Chiesa, aprendosi, ascoltandosi e confrontandosi, fino a lasciarsi con l’impegno di rivedersi.”
Ogni cammino non è solo un’esperienza fisica, di movimento, ma soprattutto spirituale. Camminare è pregare, ogni incontro è una grazia, la fatica si trasforma in gioia quando è condivisa. So che questo pellegrinaggio non si è concluso: continua nella vita di ogni giorno, perché ogni passo può diventare, se lo desideriamo, un passo verso Dio. Buon cammino a tutti!
Don Roberto Poletti