(da Ameglia Informa di gennaio-febbraio 2025 e seguito tutti i mesi sino a luglio 2025)

Non si contano le persone che hanno visitato il Golfo della Spezia da quando, correva il IV secolo avanti Cristo, il poeta latino Quinto Ennio invitò i contemporanei a visitare “il Golfo della Luna” ché ne valeva la pena. Sono venuti in tanti: per diporto, per istruzione, per un viaggetto romantico che può anche succedere qualche volta che ci sia una scappatella.

A questa categoria si può forse ascrivere il soggiorno di Carducci che passò qua una settimana in compagnia di una giovane aspirante letterata che grazie all’amicizia del grande poeta cercava di affacciarsi alla ribalta della letteratura nazionale, cosa che per le sue virtù le riuscì più che bene.

Sul carattere che ebbe la liaison di Giosue (era un suo vezzo: ricordare una svista all’anagrafe che registrò la nascita firmando con uno svolazzo sulla lettera finale per nascondere l’accento) e Annie Vivanti, questo il nome dell’aspirante letterata, su fino a quale punto il loro rapporto si spinse, nessuno può mettere la mano sul fuoco. Certo fu un’amicizia sodale che si protrasse negli anni fino alla morte di lui e poi trentacinque anni dopo a quella di lei che volle che sulla pietra che la chiude nell’ultimo sonno, oltre al nome, fossero incise solo i primi due versi di una poesia che lui scrisse per lei durante il loro soggiorno spezzino.

Ma le chiacchiere furono molte né avrebbe potuto essere diversamente con i trentun anni che intercorrevano fra i due. 55 contro 24 sono una sfida impari con le ciarle della gente che non aspetta altro che sparlare dell’altro, meglio poi se l’oggetto della chiacchiera malignazza è un personaggio di primo piano o di primissimo quale era Carducci che dopo una giovinezza quasi barricadera s’era ritratto all’ombra della croce sabauda. Per di più, in quel momento era prossimo al laticlavio.

Infatti, alla fine di quel 1890 (per questa storia torniamo indietro di 135 anni) sarebbe stato chiamato a far parte del Senato. Così, per evitare storie, i due arrivarono separatamente. Lei lo precede di qualche giorno, lui scende dal treno partito da Roma la mattina di lunedì 24 marzo.

Si sistemano anche in due posti diversi. Lui alloggia nel lussuosissimo “Croce di Malta” che si stendeva lungo il viale Mazzini, davanti ai giardini con la vista che spaziava ampia sull’apertura del Golfo, in quei giorni benedetto dal sole che baciava le finestre di buon mattino. Ma allora, si sa, esistevano ancora le mezze stagioni.

Lei si accomoda nei pressi, in una casa privata, non si pensi che il B&B sia invenzione odierna, che stava dietro all’albergo in via Principe Amedeo, la strada che con la Repubblica sarebbe stata intitolata a Don Giovanni Minzoni.     (segue)

Alberto Scaramucia

(da Ameglia Informa di marzo 2025)

Dunque, Carducci arriva alla Spezia e la stampa lo omaggia doverosamente. Lui è il Vate del nuovo Stato che, essendosi appena formato ha bisogno di figure di riferimento importanti. In virtù di questo ruolo è destinato ad essere chiamato ad occupare un seggio in Senato, carica allora non elettiva. È cosa risaputa e la stampa locale omaggia la venuta sulle rive del Golfo del Senatore Carducci che però rivestirà quella carica solo dal dicembre successivo. Le Autorità cittadine lo onorano e le istituzioni lo invitano per celebrare questa figura in cui tutti o quasi si riconoscono.

Fra i tanti inviti ricevuti da Giosue (già si è detto che l’accento sull’ultima non era cosa) c’è anche un pranzo al Ristorante Giappone che era un ritrovo molto in del tempo.

A organizzare l’incontro sono gli Istituti Superiori, allora alla Spezia ce n’erano due: Classico e Istituto Tecnico. Parlano due Presidi e un insegnante anziano a nome del corpo docente; il Poeta risponde elogiando l’importanza della cultura come elemento di crescita del Paese.

Al convito partecipa anche Annie (Carducci se la portava sempre dietro) e nell’occasione penso che la poetessa allora ancora aspirante tale, abbia conosciuto un giovane che di nome faceva Giuseppe Caldi e che io, non ne conosco infatti immagini, mi raffiguro come un maschio piacente e prestante, il suo fascino essendo incrementato dall’essere lui insegnante di filosofia.  Anche intellettuale, dunque ed essendo proprietario di tante doti fisiche e morali riesce nell’impresa, non saprei dire quanto difficile, di sconvolgere la giovane donna.

Prima della liaison con Annie, il Giuseppe compare sulla stampa spezzina solo in un’occasione. Il 16 marzo 1886 si riunisce il Consiglio Comunale che deve sbrigare pratiche di tutto sommato ordinaria amministrazione. La più importante riguarda la trattativa con le Ferrovie Mediterranee per l’imminen-te apertura della nuova stazione di via Paleocapa ma si si trattano anche questioni scolastiche, l’istruzione essendo allora un onere delle casse comunali. Ad una mae-stra supplente definitiva si tolgono gli aggettivi facendola entrare nei ruoli e si assegna l’insegnamento di Filosofia al Sig. Caldi dott. Giuseppe che fino ad allora era stato solo Prof. Regg. Ma, siccome si aspetta il riordino della situazione scolastica, il Liceo dovendo passare da pareggiato a Governativo, la titolarità è conferita senza impegno.

Comunque, come andarono le cose fra il Giuse e la Annie, di preciso non si sa. Solo una lettera di Prospero De Nobili datata 1924, quindi qualche tempo dopo, ricorda che mentre Carducci era seduto ad un tavolino del caffè del Corso, tamburellanti le dita sul marmo a seguire le note della banda della Marina impegnata al-l’esterno, un giovane di cui don Prospero tace il nome perché ora è preside di Istituto Tecnico toscano, aveva perduto la testa per la zingaresca fanciulla intontito dai suoi sguardi leopardeschi.

Il caffè era all’incontro delle vie Prione e Chiodo. Lì, anche se era invisibile ai più, svolazzava un drone di quei tempi là. Si chiamava Cupido.  (segue)

Alberto Scaramuccia

(da Ameglia Informa di aprile 2015)

Vi ricordate Divorzio all’italiana, film di Germi del ’61? La giovanissima, bella cugina fa invaghire di sé il fascinoso ma maturo parente e quando, alla fine della pellicola, i due, finalmente sposi, si baciano su una barca, lei accarezza con il suo piede quello del timoniere, poco maturo ma molto aitante. Successe così anche fra Annie e Carducci? Ci fu triangolo? Non saprei dire, in geometria ci ho sempre acchiappato poco.

Abbiamo solo i dati. Giosue, costantemente privo di accento, parte per Roma domenica 30 giugno 1890, di notte. Il suo soggiorno alla Spezia è durato una settimana, poi ci sono gli impegni. Lei, invece, non ha obblighi cui assolvere per cui resta nella dimora che ha affittato al numero 13 di via Principe Amedeo che è bello, arioso, soleggiato (lo ricorda lei in un suo scritto) e per di più dista pochi passi dal Liceo dove filosofeggia il Giuseppe.

Altro non si sa se non che a giugno esce Lirica, la silloge di cinquanta poesie che piace molto al pubblico.

Per la capacità di rima di lei o anche per la prefazione scritta da Giosue dove subito si dice Nel mio codice poetico c’è questo articolo – Ai preti e alle donne è vietato far versi – Per i preti no, ma per Lei l’ho abrogato.

Più che lasciapassare proprio un bel viatico che aiuta a spiegare il boom, un successo che spinge Annie a chiudere il suo primo romanzo che riecheggia le passate esperienze come cantante di café-chantant.

Sembra, quindi che tutto proceda per il meglio quando all’improvviso scoppia lo scandalo. Alle 4.35 pomeridiane di martedì 24 giugno 1890 viene spedito un dispaccio dal corrispondente dalla Spezia al quotidiano genovese Il Caffaro che senza esitazione lo pubblica il giorno seguente.

È una bomba! Sotto il titolo Il Dramma di una poetessa e mantenendo un anonimato che non nasconde le identità, si dice di una signorina autrice di un volume di versi che, dopo un’allegra vita condotta per il mondo, s’era fidanzata con un distinto giovane pretendendo di essere da lui sposata senza rancori pel passato e senza dubbi per l’avvenire.

Orbene, ieri (cioè il 23) il giovane, andato a trovare la promessa e arrivato in anticipo, l’aveva scoperta trovandosi così dinnanzi alla prova più evidente dell’infedeltà della cantante. Da lì una violenta scenata fra i tre e una querela che porterebbe in tribunale.

Altro non si dice né si sa chi avrebbe spifferato tutto al giornalista. Per questo nello scandalo fioccano anche le varie ipotesi. Vedremo nelle prossime puntate.

PS: l’immagine a corredo è una novità assoluta. L’ho ottenuta grazie alla cortesia della Biblioteca Universitaria di Genova che qua ringrazio caldamente.

Alberto Scaramuccia

(da Ameglia Informa di maggio 2025)

Dunque, c’è un articolo de Il Caffaro (foto sopra), quotidiano genovese oggi scomparso ma all’epoca molto autorevole, che denuncia un fatto scandaloso che fa molto parlare l’opinione pubblica spezzina: un fidanzato va a trovare la sua promessa e la trova con un altro.

Nomi non se ne fanno ma tutti li leggono con facilità tra le righe: lui è un insegnante di filosofia conosciuto in città da quasi tutti; quello di lei è un nome noto anche se appena balzato agli onori della cronaca per il suo libro di poesie di cui tutt’Italia parla. E non c’è nulla di più gradito alla stampa che dire di una new entry, tanto più sparlandone ché così si accontenta il palato degli utenti sempre affamato di notizie piccanti delle persone pubbliche.

Annie è diffamata dall’articolo del 25 giugno ma non se ne adonta, anzi contrattacca con una replica al punto così vigorosamente che tutta la storia viene intesa come messa su per propagandare ulteriormente il suo libro.

Ma la poetessa respinge sdegnata questa ipotesi e spiega che l’unico scopo della sua lettera è chiarire una volta per tutte la situazione.

Così, dopo quattro giorni, sabato 29 giugno, la testata genovese pubblica la replica di Annie (foto sopra) che spiega di avere letto con stupore di essere l’eroina del dramma avvenuto alla Spezia. Già questo ci dice con chiarezza che i protagonisti della cosa, al di là della reale consistenza, erano stati identificati con facilità dalla platea dei lettori. Il commento è che dell’amicizia fra i due sapevano tutti.

Ma di questo Annie non si cura limitandosi a descrivere succintamente il fatto.

Il professore di filosofia, la donna non ne fa mai il nome, era venuto a farle visita sabato 21 e questa data rappresenta novità rispetto alle precedenti informazioni. Il nuovo venuto salutò amichevolmente e con una stretta di mano l’amico di mia famiglia e mio. I tre bevono il thè e parlano di letteratura.

Dopo di che la riunione si scioglie. Più tardi, verso sera, Giuseppe torna da Annie che, tuttavia, lo congeda perché co’ professori, anche a scuola, da bambina, non ho mai potuto andare d’accordo.

Di fatto cacciato, il Caldi si allontana affermando che si sarebbe vendicato con la penna ed a questa asserzione la poetessa fa risalire la causa dell’ar-ticolo del 25: volerla calunniare disonorandola.

A questo punto la querelle sembra chiarita ma non finisce qui: ci sono ulteriori conseguenze che mai finora erano state rivelate.

Alla prossima puntata!

Alberto Scaramuccia

(da Ameglia Informa di giugno 2025)

Con la replica di Annie che smonta, a dir suo, la versione del tradimento ha termine la querelle sulla liaison fra la poetessa e il filosofo. Almeno sulla stampa nazionale che su quella continua con un paio di cose di cui mai nessuno s’è avveduto perché non basta accontentarsi della vulgata ma è sempre bene andare a rovistare fra le fonti quando si vuole ricostruire.

Anche se si stava avviando ad essere un moderno centro industriale, da lì a tre mesi avrebbero posto la prima pietra del porto, la Spezia restava il paesone il cui sport preferito era parlare male dell’altro. Nonostante il notevole incremento demografico (si era al +263% in un trentennio) i nuovi venuti non s’erano ancora amalgamati al meglio fra di loro e con i nativi, la fusione sarebbe avvenuto nel prosieguo, restavano le parrocchiette e la divisione incrementava la voglia della maldicenza.

Per di più, c’è la concorrenza fra le due testate presenti al momento sul territorio che per ovvi motivi di conquista del mercato non perdono occasione per farsi le scarpe.

Il Lavoro di fine giugno spiega che era stata un’idea di Annie per mettere alla porta un amante noioso. Che quest’atteggiamento sia normale per la donna il giornale lo conferma citando alcuni versi di Tra poco,  una sua poesia: Amar stasera ed obliar domani // Ecco il mio fato. Oh, tu cogli in quest’ora // Il fior de’ baci miei, gl’incanti strani // Della mia fantasia che t’innamora. // No, non impallidir! Baciami ancora.

Sembra tutto chiaro ma Il Lavoro va avanti dicendo che a spifferare tutto al Caffaro era stato un ex insegnante spezzino che aveva aspirato alle grazie di così simpatica Calipso ma era stato bocciato nell’esame erotico datogli da essa.

La non adeguata capacità nelle cose d’amore accresce la curiosità dell’intera città che s’interroga freneticamente curiosa su chi sia l’aspirante dongiovanni respinto perché impreparato, linguaggio questo che pare appropriato per un ex docente.

L’identità è presto svelata. Si tratta di Davide Carazzi, già insegnante di scienze al Liceo e al momento redattore del La Spezia, la testata concorrente che immediatamente pubblica la smentita di Carazzi. Questi che compirà poi una brillante carriera universitaria, afferma di non avere mai scritto al giornale genovese, cosa provata dal linguaggio sgrammaticato usato. Dichiara poi che a scrivere l’articolo per Il Caffaro era stato un suo collega che insegnava ginnastica nel R. liceo-ginnasio. Il tale di cui il giornale riporta l’identità che qua tacciamo, l’aveva coinvolto perché era sua consolidata abitudine ricambiare i favori ricevuti, Carazzi gli aveva imprestato soldi e avallato cambiali, con insinuazioni.

Così alla Spezia ha fine l’affaire Vivanti-Caldi anche se sulla questione interverrà anche il Tribunale di Sarzana. Lo vedremo nella prossima ultima puntata della storia.

Alberto Scaramuccia

(da Ameglia Informa di luglio 2025)

Insomma, alla storia dell’ultima liaison di Annie sul Golfo non ci sarebbe più nulla da dire se non scendesse giù da Varese, dove esercita come medico condotto il fratello Italo, per sfidare a singolar tenzone il professore protagonista dello scandaletto, reo ai suoi occhi di avere diffamato con il suo comportamento la sorella.

Annie in famiglia di parenti stretti ne aveva in abbondanza: quattro fratelli e due sorelle, ma l’Italo era quello a cui lei era maggiormente legata. Fra l’altro, era stato proprio Italo a spingerla a andare da Carducci che assolutamente lei non conosceva per chiedergli la prefazione per le sue poesie senza la quale l’editore non avrebbe pubblicato. Lei allora sulla spinta del fratello si fa forza, va dal Poeta, lo convince e da lì nasce tutta la storia.

Il duello era il sistema in voga in quegli anni con cui le persone per bene risolvevano le loro questioni personali, una moda che stava preoccupando il Governo perché era una pratica molto diffusa.

Per questo, l’estate precedente il Governo Crispi aveva proposto alla firma del Re un Decreto che voleva cominciare a mettere un freno alla sana abitudine di ricorrere allo scontro fisico per risolvere le controversie.

Così proprio il 1° gennaio era entrato in vigore il Regio Decreto 6133 che Re Umberto aveva firmato sei mesi prima. Tante erano le materie su cui il provvedimento interveniva ma 9 articoli contenuto nel capo IX del Titolo IV del Libro Primo del Codice Penale erano dedicati proprio al duello (sarebbero stati abrogati nel dicembre 2010).

Già il primo articolo, il 237, stabiliva che chi sfidava a duello era punito con un’ammenda fino a 500 lire, gran bella cifra. Il 244 poi precisa che chiunque inciti altri al duello è punito con la detenzione da un mese a un anno.

La nostra vicenda si colloca in questo quadro normativo.

Caldi rifiuta il duello; Carducci gli invia un telegramma eccitandolo a battersi per il buon nome della classe docente; la Giustizia interviene come dice un articolo de Il Secolo XIX del 2 settembre.

A leggere la data invidiamo la velocità che al tempo aveva l’organo giudiziario ma notiamo che si fanno figli e figliastri.

Infatti, il Tribunale di Sarzana passa le carte alla Pretura della Spezia dichiarando per Carducci il non luogo a procedere per insussistenza del reato, cosa che mi pare contrasti con i fatti. Ma Carducci, lo abbiamo già ricordato, stava per essere nominato Senatore e avere un membro con il laticlavio in carcere non era una cosa bella a vedersi.

Per la cronaca poi Caldi viene assolto e gli unici a subire una condanna sono i due suoi amici che avevano accettato di fargli da padrini ed erano quelli che meno di tutti entravano nella storia.

Però, la cosa che a me sembra più buffa è che Carducci ecciti il Giuseppe: ma come, a uno che di cognome fa Caldi, serve un incitamento? Ma questo è già caldo di suo!

Alberto Scaramuccia