Periodico Mensile del Comune di Ameglia (La Spezia)

Gennaio 2017: Uno degli ultimi Scoop

UNO DEGLI ULTIMI NOSTRI SCOOP

DANIEL INOUYE, presidente del Senato degli USA, ritenuto morto dai partigiani carrarini sino al 2011, è stato scoperto vivo grazie ad Ameglia Informa.

 

Articolo di Approfondimento sul Numero di Novembre 2011 di Ameglia Informa

La notizia ad Ameglia non è stata molto notata a causa della contemporanea esondazione del Magra dell’ottobre 2011 ma i giornali del tempo ne parlarono diffusamente (Il Giornale, La Nazione, Il Secolo XIX, Il Tirreno, La Repubblica)
Questa è la sorprendente scoperta fatta da “AMEGLIA Informa” nel commemorare la ricorrenza della strage di San Terenzo Monti (Fivizzano) operata dai tedeschi nell’agosto del 1944 e la scomparsa a Carrara di uno degli ultimi partigiani dell’epoca: Almo Baracchini, autore del libro “La sepoltura delle vittime dell’eccidio di Bardine a san Terenzo” (Ameglia Informa di ottobre e novembre 2011).
Dalla lettura di quel libro venne notato a pag. 66 l’epitaffio di Daniel Inouye, l’ultimo soldato americano morto sulle Apuane il 21 aprile 1945 (vedi foto).
L’autore dell’articolo Sergio Marchi, amico anche del partigiano Baracchini, parlando col direttore del giornale Sandro Fascinelli riferì che aveva scoperto che quel soldato non era affatto morto, anzi aveva fatto una carriera strabiliante arrivando al massimo seggio del Senato USA, pur menomato di un braccio. Non aveva tirato fuori la notizia per non far fare una brutta figura al suo amico e ai partigiani carrarini.
Ma come era arrivato a questa conclusione? Marchi aveva collaborato assieme a Baracchini alla revisione dell’edizione 2004 del libro “La sepoltura delle vittime dell’eccidio di Bardine a san Terenzo” uscito nell’aprile 2004. Quello stesso anno nel mese di giugno mentre guardava per caso su “Teleriviera” il film americano “Karatè kid 4” (in inglese “The next Karate kid” girato nel 1994, fu attirato, all’inizio del film, da una cerimonia di decorazione di soldati nippo-americani e dall’intervento oratorio di un senatore che stranamente ricordava la foto del soldato americano morto sulle apuane del libro da lui revisionato poco tempo prima.
Al termine del film l’elenco dei protagonisti tolse ogni dubbio riportando nel cast:
senator – senator Daniel Inouye.
Perché Sergio Marchi non parlò prima?
In effetti lo fece, ma non fu preso sul serio dai partigiani locali che si sarebbero visti smentita una loro convinzione e dallo stesso Baracchini, oramai molto anziano, che forse si sarebbe visto costretto a ristampare il libro. L’occasione per ritornare sulla questione: la richiesta del direttore Fascinelli al Marchi di intervenire su Ameglia Informa e sul giornale delle scuole di Lerici per parlare dei fatti di San Terenzo Monti.
La pubblicazione anche su Lerici in ha avuto lo scopo di stimolare l’interessamento di Christopher Desalvo, un ragazzo italo americano(figlio dell’assistente del console americano a Genova) della redazione di San Terenzo che è stato delegato a contattare l’ufficio del senatore Inouye a Washington per dare la notizia della smentita alla sua dichiarazione di morte.
LA RISPOSTA DEL SEN DANIEL INOUYE
Wed. 18 Apr 2012
«I would like to thank Christopher Desalvo for his quick thinking and diligent research on my behalf. It is very encouraging when a young boy like Christopher is interested in history and recognizes when it is incorrect.
In this case, an Italian publication had written my obituary. It was news to me, my family, and my colleagues in the Senate that as far as some in Italy were concerned, I was dead. Thanks to Christopher’s research, he was able to show that I survived my final battle on April 21, 1945, and went on to a life of public service.
If not for his efforts, there are some who would think my story ended on that battlefield in San Terenzo. His work is to be commended.»
Said United States Senator Daniel K. Inouye.
Merc. 18 apr. 2012
«Desidero ringraziare Christopher Desalvo per il suo intuito e la sua scrupolosa ricerca sulla mia persona. È per me molto incoraggiante vedere un giovane come Christopher interessato alla storia e riconoscere quando essa non è corretta.
In questo caso una pubblicazione in Italia mi ha dato per morto. Venire a conoscere che in Italia c’e chi mi ha dato per defunto è stato accolto con sorpresa, da me, dalla mia famiglia e dai miei colleghi del Senato. Grazie alla sua ricerca Christopher ha potuto dimostrare che sono sopravissuto alla mia ultima battaglia del 21 Aprile 1945 e che in seguito mi sono potuto dedicare al pubblico servizio.
Se non ci fosse stata questa ricerca molti avrebbero ancora ritenuto che la storia della mia vita fosse finita sul campo di battaglia a San Terenzo. Questa indagine merita di essere lodata.»
Così ha detto il Senatore Daniel K. Inouye, Presidente del Senato degli Stati Uniti.

Marzo 2017.Noi le donne della filanda

8 MARZO – Festa della Donna

“Noi, le donne della filanda”, che è stato citato nel numero di marzo 2017 nell’articolo per la festa della donna, è il titolo del libro di Sondra Coggio, giornalista del il Secolo XIX, pubblicato dalle edizioni Irene Giacché.

È un romanzo, con ampia parte documentaria, che racconta la storia della “fabbrica delle donne” di Fossamastra, che è nata nel 1906 e ha chiuso nel 1973, impiegando fino a 1500 lavoranti contemporaneamente.

È anche una denuncia di come oggi questa memoria storica sia in stato di abbandono, senza alcuna targa che ricordi il sacrificio di quelle generazioni di donne, che tanto hanno pagato.

Nulla spiega a chi passa oggi, distratto, che fra quelle giovani donne, qualcuna non tornò dal campo di concentramento dove era stata rinchiusa, rea di aver messo un rametto di mimosa sulle macchine, il giorno dell’8 marzo.

Le condizioni di lavoro erano durissime, non c’erano tutele per la salute e per i diritti, si respirava polvere, si lavorava con i piedi nudi dentro gli zoccoli, in costante umidità, perché la juta doveva essere inumidita, per poter essere lavorata.

Il libro è diviso in tre parti: il racconto delle vicende della fabbrica della vergogna, le interviste con le dirette protagoniste di quell’epoca e gli atti documentali.

Il volume è stato anche al centro di una iniziativa che ha coinvolto le scuole spezzine: il tema è “dalla terra alla filanda alla velina”. È una forma provocatoria di abbinamento, per delineare l’involuzione dell’immagine della donna: dai tempi eroici della conquista del diritto al lavoro, all’attuale svilimento dell’immaginario del femminile, proposto essenzialmente come corpo.

È stato prodotto anche un video, mirato proprio ai ragazzi, che raccoglie immagini inedite tratte dagli album di famiglia delle “filandine” messe a confronto, provocatoriamente, con le donne che oggi i media contrabbandano come reali (veline).

Sandro Fascinelli

 

Marzo 2017. Giovanni Toti da giornalista a governatore della Liguria Biografia estesa - AMEGLIA Informa di marzo 2017

Giovanni Toti nasce il 7 settembre 1968 a Viareggio. Figlio di albergatori, ancora molto piccolo si trasferisce con la famiglia a Massa Carrara, luogo in cui trascorre l’infanzia.

Finito il liceo, intraprende gli studi universitari e si laurea presso la Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Milano. S’iscrive ancora molto giovane alla Federazione Giovanili Socialisti, marcando la sua preferenza politica nei confronti della Democrazia Cristiana. Tuttavia, finita l’università, dà la priorità alla sua grande passione, coltivata già sui banchi di scuola: il giornalismo.

All’età di 28 anni, nel 1996, diventa stagista presso Mediaset e già l’anno successivo lavora al telegiornale di Studio Aperto, svolgendo incarichi importanti per la sua carriera giornalistica, come l’intervista ad Adriano Sofri e l’incarico di inviato speciale, nel 2001, in Kosovo. La sua carriera è in continua ascesa: in poco tempo assume l’incarico di caposervizio e infine viene promosso caporedattore della politica.

L’azienda Mediaset è fondamentale non solo per la carriera professionale di Toti, ma anche per la sua vita privata. Qui infatti ha conosciuto Siria Magri, la sua futura moglie, quando era già conduttrice di Studio Aperto e lui un semplice cronista.

Diventato nel frattempo giornalista professionista, dopo essere entrato a Videonews (testata giornalistica delle tre reti Mediaset), Toti cura il programma di Rete4 “Liberitutti”; poi nel 2007 diventa vicecapo ufficio stampa di Mediaset. Due anni dopo viene nominato condirettore di “Studio Aperto”, per il quale cura “Lucignolo” e “Live”, programmi di approfondimento giornalistico. Il 22 febbraio 2010 diventa ufficialmente direttore di Studio Aperto.

Nel 2012 gli viene assegnato il Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito e diventa anche direttore del “Tg4”, il telegiornale di Rete4, sostituendo Emilio Fede.

Dal dicembre del 2013 si inizia a parlare di Toti come nuovo coordinatore di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi. La conferma arriva solo nel gennaio del 2014, quando viene ufficializzata la notizia: Toti lascia la direzione dei Tg per assumere il nuovo incarico di consigliere politico del leader di Forza Italia.

Il 16 aprile 2014 viene ufficialmente candidato alle Elezioni Europee come capolista di Forza Italia nella Circoscrizione Italia nord-occidentale (Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta) e, con 148.291 preferenze, diventa europarlamentare, risultando il primo degli eletti di Forza Italia nel Nord-Ovest.

Il 1º aprile 2015 Giovanni Toti viene candidato alla presidenza della Regione Liguria da Forza Italia, appoggiato dalla Lega Nord, da Area Popolare, da Fratelli d’Italia, dal Nuovo PSI, dai Riformisti Italiani e dal Partito Liberale Italiano. Il 31 maggio vince le elezioni con il 34,44% pari a 226.710 voti e diventa così governatore della Liguria.