Potremmo oggi, in questi tempi globali, intestare una strada al nome di un dirigente di una banca odierna?

Pensiamo di no. Per Carlo Alberto Naef, a suo tempo avvenne.

 

La scomparsa, negli ultimi giorni di settembre 2020, di Alessandra Naef, figlia di Carlo Alberto Naef (vedi Ameglia Informa di ottobre 2020) , ci ha portato a recuperare questo articolo di cui lei è stata ispiratrice, pubblicato alcuni mesi fa a puntate su Ameglia Informa.

 

Non è da un giorno che l’intero pianeta si ritrova immerso nella globalizzazione, un sistema di vita che ci condiziona in maniera così totale che sarebbe forse meglio chiamarlo globalitarismo. È, difatti, un vero e pro-prio contagio che dal mondo dell’economia si è progressivamente ampliato a racchiudere dentro di sé ogni tipo di rapporto che intrecciamo con l’altro sì da comprendere pure le nostre relazioni personali. Ne è scaturita una forma nuova dell’esistenza da cui neppure la nostra è rimasta immune. Pensa, ad esempio, al mondo degli istituti di credito che operano sulle rive del Golfo.

Da ‘ste parti una volta gli sportelli non erano molti ed il loro giro di affari era contenuto all’interno del territorio. Quando ne varcavi la soglia era un po’ come entrare in casa del vicino di pianerottolo. Con il globalitarismo quei piccoli istituti sono stati fagocitati dalle banche più grandi che, a loro volta, si sono accorpate fra loro facendo sorgere mega strutture finanziarie che di anonimato e impersonalità hanno fatto la loro immagine.

Certo, occorre essere competitivi per poter affrontare una sfida che si combatte su uno scenario mondiale, ma si è perso il rapporto virtuoso e di fiducia amicale che legava il cliente all’istituto. Una volta di chi ti aveva concesso il mutuo, a cui avevi affidato i tuoi risparmi, sapevi l’indirizzo di casa che magari era prossima alla tua. Oggi, per incontrarlo magari devi varcare i confini; figurati poi parlargli di persona. È la logica ineluttabile che dettano i tempi moderni contro i quali probabilmente è inutile protestare, meno che meno volersi battere, però, quanto rimpianto c’è per quel piccolo mondo antico.

Di quelle piccole banche ce n’erano sulle rive del Golfo. Forse la prima a nascere è stata la Cassa di Risparmio, legata al territorio dov’era sorta, fondata da Spezzini doc già nel 1842 quando la città era ancora un paesone striminzito racchiuso da un piccolo giro di mura con dentro quattro case. Dopo la Cassa, lo sviluppo fa sorgere altre banche, tutte indigene. Qualcuno fallisce, ne arriva qualche altro, ma sono tutti istituti strettamente legati al territorio da cui ricavano vita e senso anche quando la crescita economica allarga il loro giro di affari alla Lunigiana che se oggi chiedi che cos’è a un giovane, manco ti sa rispondere.

Io di quelle antiche banche ne ricordo una la cui insegna mi balzava incontro agli occhi ogni mattina che da via del Torretto entravo in piazza Verdi per andare a scuola.

Quella banca l’avevano fondata in tre e il loro nome spiccava sull’insegna. Uno di essi portava un cognome strano, Naef, il nome era più da cristiano, Carlo. Scomparve ancor giovane ma gli è stata intitolata una traversa di viale Italia. Fu una scelta giusta perché Naef non fu solo banchiere, ma anche membro del CLN provinciale nonché dirigente sia della Camera di Commercio che dell’Ente del turismo.

Quando passo da quelle parti e vedo la targa con il suo nome mi viene inevitabile chiedermi se potremmo oggi, in questi tempi globali, intestare una strada al nome di un dirigente di una banca odierna.

Alberto Scaramuccia

Le vie della Resistenza: via carlo Alberto Naef

NB: il cognome della via è Naëf ma esattamente sarebbe “Naef” senza la dieresi ndr.)

Via “Carlo Alberto Naëf”, (da viale Italia a via del Canaletto, Comune della Spezia) delibera n° 39 del 17 febbraio 1975.

Nasce nel 1905 ed è spezzino non di nascita ma di adozione perché il padre, svizzero, si stabilisce a Spezia (dopo il 1923 La Spezia) impiantandovi un’importante attività bancaria.

Molto vicino a Carlo Rosselli, si laurea in Scienze Economiche Commerciali, a pieni voti, nel 1931, recandosi poi a Londra e Parigi.

In quest’ultima città rimane ancora un po’ di tempo dopo che Mussolini ha fatto assassinare da sicari fascisti francesi, a Bagnoles de l’Orne, in Normandia, i fratelli Rosselli. Rientrato in Italia solo nel 1938, con l’impegno di non svolgere attività politica ma di occuparsi solo dei suoi affari, si dedica alla Banca Naëf-Ferrazzi – Longhi & C. ereditata dal padre morto poco dopo la Prima Guerra Mondiale.

Quando cade il Fascismo, Naëf rappresenta il Partito Liberale nel CLN spezzino, senza che i fascisti e i nazisti capiscano il delicato ruolo da lui rivestito e riuscendo fortunosamente, quando essi, nei giorni ormai vicini alla fine della guerra, se ne avvedono, a sfuggire alla cattura, potendo far parte alla Liberazione del CLN provinciale che si insedia in Prefettura.

Nel dopoguerra è, fra l’altro, presidente del Partito Liberale, della Camera di Commercio e dell’Ente del Turismo. Muore nel 1961.

Cristina Mirabello (ISR)

Le antiche banche spezzine sino al dopoguerra

Le antiche banche spezzine sino al dopoguerra

Nel numero di Ameglia Informa di ottobre Alberto Scaramuccia ci ha scritto di Carlo Alberto Naef e della sua banca e si chiedeva: “Potremmo oggi, in questi tempi globali, intestare una strada al nome di un dirigente di una banca odierna? Pensiamo di no. Per Carlo Alberto Naef, a suo tempo avvenne”.

Questo ci ha incuriosito e ci ha spinto a conoscere quale fosse il panorama bancario spezzino nei secoli scorsi.

Questa ricerca è stata molto breve perché Alessandra Naef, ex professoressa di matematica della nostra scuola media e figlia di Carlo Alberto Naef, ci ha messo a disposizione gli appunti inediti del papà sulle banche nell’economia locale ma ci ha anche “bacchettato” per aver noi scritto il cognome “Naëf”, in modo sbagliato con la dieresi. Ci siamo giustificati dicendo che la via spezzina riporta la dieresi: “anche quella è sbagliata” e, se lo dice la figlia, le possiamo credere.

Di seguito l’inedita storia delle antiche banche spezzine attraverso gli appunti di Carlo Alberto Naef (ndr).

 

Raccontare delle banche che hanno operato nel lontano passato nella Provincia della Spezia, non è cosa facile per la scarsa documentazione esistente che non permette, almeno per quanto riguarda l’epoca più remota, a elaborare un quadro esatto e completo di un argomento tanto interessante.

Questo sicuramente deriva dal fatto che, solo negli ultimi decenni dell’Ottocento ed i primi del Novecento il lavoro bancario ha assunto uno sviluppo così cospicuo da rendere determinante la sua funzione nel campo economico. La Spezia, creata capoluogo di Provincia nel 1923, ha precedenti storici che risalgono soltanto alla seconda metà dell’Ottocento, quando cioè nel 1861 venne dato inizio ai lavori di costruzione dell’Arsenale Militare Marittimo secondo l’ardito progetto del Conte di Cavour. Prima non era che un piccolo borgo di poche migliaia di abitanti.

Solo la costruzione dell’Ar-senale riuscì infatti ad imprimere alla città un incremento demografico veramente eccezionale per cui il piccolo borgo, quale era prima del- l’inizio di questi lavori, poté trasformarsi in un operoso centro con una popolazione stabile, nel 1881, di 31.565 abitanti (di cui 21.123 nel capoluogo) contro gli 11.556 abitanti (di cui 5.964 nel capoluogo) del 1861.

È quindi evidente che nel periodo anteriore alla costruzione dell’Arsenale Militare Marittimo lo sviluppo di iniziative bancarie non poteva trovarvi incremento alcuno data l’assoluta mancanza di una qualsiasi attività economica locale.

Solo nel vicino, più antico e, per i tempi, più importante centro urbano di Sarzana, funzionava un Monte di Pietà istituitovi fin dal 1700. Molto differenti erano però, nei confronti dell’attuale organizzazione bancaria, gli scopi che questo tipo di Ente si prefiggeva. Almeno per il Monte di Pietà di Sarzana allora era esclusa la raccolta del risparmio: solo co1 Decreto dell’otto novembre 1903 detto Ente venne infatti autorizzato a “ricevere depositi fruttiferi ed a compiere operazioni bancarie”. Era invece ammessa la “anticipazione contro garanzia di beni mobili costituiti in pegno”. Si possono quindi ritrovare nel Monte di Pietà i germi della banca dell’avvenire. Il Monte di Pietà di Sarzana comunque, dopo 228 anni di vita, durante i quali svolse una continua anche se modesta attività, cessava di funzionare il 1° agosto 1928.

In applicazione della legge 29-12-1927, secondo cui doveva effettuarsi una prima concentrazione delle Aziende di Credito, essa veniva a quell’epoca assorbita dalla Cassa di Risparmio della Spezia – in fase di pieno sviluppo – che fu in conseguenza autorizzata ad aprire una propria dipendenza nella stessa città di Sarzana. Per trovare nel piccolo borgo della Spezia, che contava allora meno di 10.000 abitanti, un Monte di Pietà occorre arrivare al 1837. Attività a cui, a distanza di pochi anni, con Sovrano Rescritto del 28 giugno 1842, veniva annessa l’attuale Cassa di Risparmio della Spezia. Occorre rilevare che la vera fondamentale differenza esistente tra queste prime Banche in embrione ed i moderni Istituti di Credito, va ricercata non tanto nella sostanza e nella varietà delle operazioni quanto nella diversa clientela con la quale tali antichi Enti erano chiamati ad operare.

 

 

In questa prima parte già possiamo notare che la situazione bancaria spezzina nella 2ª metà del 1800 non era così rassicurante come ora si vorrebbe far pensare: belli i tempi che furono! Ma sin qui c’è poco da rimpiangere.

 

In un manifesto del 1842, che annunciava la fondazione della Cassa di Risparmio della Spezia si legge infatti che: “I giornalieri, gli operai, gli artigiani, i contadini, i famigli e tutte le persone di ristretta fortuna, sono ammesse a godere dei servizi della Cassa”. Vale a dire proprio quei ceti sociali che oggi sentono in minor misura la necessità di avvalersi della moderna organizzazione bancaria.

Proprio con questa modesta clientela si sviluppa gradatamente l’attività della Cassa di Risparmio della Spezia: nel corso dei successivi 80 anni essa potrà comunque raggiungere una ragguardevole importanza e potrà inserirsi in misura determinante nell’economia locale.

È titolo d’onore per la nostra Provincia l’aver dato vita in epoca tanto remota – quando così limitate erano le sue risorse e la sua popolazione – ad una Cassa di Risparmio che, per la data di fondazione, il 1842, risulta una delle più antiche della Penisola. Soltanto poche altre la superano come longevità ma si tratta di quelle sorte nei maggiori centri come Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze, Padova e Pisa, con una posizione storica e demografica di grandi città rispetto al piccolo borgo di Spezia.

La costruzione dell’Arsena-le Militare Marittimo,  iniziata come si è visto nel 1861 e portata a termine nel 1869, con il conseguente incremento demografico, dà un grande impulso alla vita economica di Spezia. Anche l’attività bancaria fa rilevare, dopo quell’epoca, un certo risveglio. Troviamo infatti, a fianco della Cassa di Risparmio che continuava senza scosse il suo metodico lavoro, le prime due banche locali di credito ordinario:

la Banca di Spezia, autorizzata ad operare con Regio Decreto del 27-12-1871;

la Cassa di Sconto di Spezia, che operava intorno all’anno 1880.

Sull’attività svolta da questi due Istituti non vi sono precisi riferimenti; non è tuttavia azzardato pensare che il loro lavoro non si discostasse allora, come non si discostò successivamente in generale per tutte le Banche, da quello schema scarno e limitato che si compendiava nelle due tipiche operazioni:

la raccolta del risparmio, con la quale venivano reperiti i mezzi necessari;

lo sconto cambiario che assorbiva da solo la quasi to-talità dell’attivo del bilancio.

La Banca di Spezia dopo aver raggiunto un apprezzabile sviluppo, nonostante avesse messo in circolazione anche una sua carta moneta divisionale, non riuscì a superare le gravi crisi economiche nazionali, allora a carattere ciclico che si ripercuotevano profondamente sulla debole finanza locale, e dovette pertanto cessare la propria attività.

Anche la Cassa di Sconto di Spezia, dopo una vita non troppo lunga cessò a sua volta di funzionare.

Il lavoro bancario del tempo fu nella sua semplicità dovuta alla limitata varietà delle sue operazioni, era, come lo è oggi, vincolato a quel basilare concetto della liquidità di bilancio che non si può ignorare senza subirne gravi conseguenze.

Tale mancanza di liquidità, pur essendo chiaramente identificabile, continuerà, come vedremo, ad essere la maggiore e più frequente causa di dissesti bancari.

Chiuse le suddette Banche bisogna arrivare verso la fine del secolo scorso ed esattamente al 1890 per trovare in attività una nuova banca locale: La Banca Ramstein, Bevilacqua & C., con sede in via Persio, che modificava successivamente la propria ragione sociale in Banca Ramstein, Faggioni & C..Quest’Istituto, saggiamente condotto dal suo titolare, lo svizzero Ramstein, svolse un ottimo lavoro sino al 1916.

A quell’epoca, la particolare difficile situazione del mercato finanziario determinatosi in conseguenza della Prima Guerra Mondiale ancora in corso, influendo sull’animo del Ramstein forse eccessivamente emotivo, lo spinse a concludere con la Banca Italiana di Sconto, Istituto a carattere nazionale con sede in Roma ed agenzia anche alla Spezia, l’assorbi-mento della sua azienda.

Il 26-07-1900 aveva intanto aperto i suoi sportelli la Banca Bevilacqua, Furter & C., trasformata con atto del 16-03-1922 in Società in accomandita semplice sotto la nuova ragione sociale di Banca Furter, Paganini & C.; essa aveva la sede centrale alla Spezia ed un’agenzia in Santa Maria del Taro. Questa Banca svolse la sua attività sino al 1934, epoca in cui i suoi rilevanti immobilizzi, aggravati da una crisi di fiducia causata da un altro dissesto bancario di cui diremo, la costrinsero a inoltrare istanza per l’ammissione alla procedura del concordato preventivo. Il concordato venne autorizzato dal Tribunale della Spezia il 1° settembre 1934 e posto in esecuzione con la garanzia e con l’intervento della Cassa di Risparmio della Spezia, sulla base del pagamento del 40% ai creditori chirografari.

Sempre all’inizio del nuovo secolo, nel 1905, troviamo funzionante in Spezia una terza banca locale: la Banca Adamo Pegazzano, G. Falconi & C. che dimostrò subito, nel confronto delle altre un eccezionale spirito d’iniziativa attuando uno sviluppo territoriale dei propri servizi veramente cospicuo per quei tempi.

Questa banca infatti, oltre alla sede centrale in Spezia, inizialmente in via Prione e successivamente in via Sapri, aveva sempre in città, sotto i portici Doria, un ufficio cambio, nonché numerose agenzie e succursali a Carrara, ad Aulla, a Fivizzano, lerici, levanto, Massa, Pietrasanta, Sarzana e Seravezza.

Nell’agosto del 1928 per le gravi difficoltà in cui si dibatteva a causa dei rilevanti immobilizzi che si erano verificati tra le sue partite, la Banca Adamo Pegazzano & C., come nel frattempo aveva modificato la sua ragione sociale, ottenne di essere assorbita dall’Istituto Italiano di Credito Marittimo, altro istituto di credito a carattere nazionale con sede a Roma, che si veniva in tal modo a collocare nella piazza spezzina, mantenendo in fun-zione  oltre l’ufficio di cambio, anche le dipendenze di Lerici, Levanto, e Sarzana della cessata banca.

Prima di queste tre più importanti banche locali, e contemporaneamente ad esse, operavano alla Spezia altri istituti minori e cioè:

la Banca Cooperativa di Spezia, in forma di Società Anonima a capitale illimitato, con sede in via Carpenino 2, che ammetteva tra le sue operazioni attive, quasi in esclusiva, lo sconto di effetti cambiari con la doppia limitazione: della scadenza che non poteva superare i tre mesi e dell’importo che non poteva superare 500 lire per titolo; essa venne posta in liquidazione nel 1902;

Il Banco Sconto Pio Porrati, azienda a carattere individuale che venne istituita nella vicina Sarzana nel 1909 e che rimase in vita sino al 1927, epoca in cui cessò la sua attività a seguito del decesso del titolare.

 

1918-1938 banche che aprono e banche che chiudono,

altro che rimpiangere le banche di un tempo!

Nel precedente capitolo avevamo parlato della timida apertura delle prime banche spezzine, a seguito della costruzione dell’Arsenale Militare Marittimo, che aveva attirato popolazione e attività economiche collaterali.

 

Le vicende monetarie e finanziarie conseguenti il primo grande conflitto mondiale determinano profonde modificazioni nel campo del lavoro bancario e le inevitabili ripercussioni si fanno sentire anche nel limitato mercato locale. La dilatazione dei mezzi di pagamento, lo sviluppo sempre maggiore della circolazione dei titoli di credito, le nuove e più vaste proporzioni assunte dalla produzione e dalla circolazione delle ricchezze, sollecitano logicamente una parallela espansione del mercato bancario.

Anche nella nostra provincia si rileva un fiorire spesso caotico, di iniziative che si traducono intorno al periodo dal 1918 al 1938 nell’apertura e, purtroppo, della successiva chiusura di numerosi nuovi sportelli bancari.

Il 24-2-1917 viene fondata a Genova la Banca Genovese di Credito che nel 1920 istituisce una succursale alla Spezia ed agenzie in Brugnato, Sesta Godano e Levanto. Nel 1929 il ciclo di questa banca si conclude, in parallelo con quella della Banca Adamo Pegazzano & C., di cui già si è detto; entrambe sono infatti assorbite dall’Istituto Italiano di Credito Marittimo.

Il 21-12-1918 viene costituita, con sede in Sesta Godano, la Banca Agricola Popolare della Spezia e della Val di Vara. Anche questo Istituto ha una vita breve e scialba che si conclude con la dichiarazione di fallimento decretata dal Tribunale della Spezia il 13.4.1929.

Uguale sorte subisce la Banca Pucci (Azienda a carattere individuale) aperta dall’ex direttore della Banca Genovese di Credito e fallita a pochi anni dalla sua fondazione, con sentenza dell’8-7-1929.

Sempre in quel periodo chiudeva gli sportelli anche il Credito Regionale Ligure che, sorto in Genova inizialmente sotto la ragione sociale di Credito Popolare Ligure,  aveva svolto una grande attività e raggiunto un rilevante sviluppo anche nella nostra zona dove aveva succursali nel capoluogo e a Sarzana oltre ad agenzie in Brugnato, Fosdinovo, Piana di Battolla, Santo Stefano Magra e Vezzano Ligure.

Anche la Banca Agricola Italiana (Istituto del Gruppo Gualino, con sede in Torino) che aveva aperto sportelli in Sarzana, Lerici, e Vezzano Ligure, venne posta in liquidazione nel 1934 con la conseguente chiusura degli Uffici locali.

La Banca Ligure Apuana, costituita con atto del 7-7-1923 in Genova ma con sede centrale ed unico Ufficio alla Spezia, esaurì sollecitamente la sua funzione poiché fu posta il liquidazione nel 1929.

La Banca dell’Italia Settentrionale con sede in Genova aprì a sua volta una succursale alla Spezia in piaz-za Verdi. All’atto della sua liquidazione avvenuta nel 1929 subentrò negli stessi locali l’Istituto di Credito Agrario per la Liguria, Ente a carattere regionale, che nella nostra Provincia oltre all’ufficio nel capoluogo aveva istituito agenzie a Sarzana e a Brugnato.

Quest’Istituto autorizzato all’esercizio del credito agrario e alla raccolta del risparmio, non riuscì mai, per gli scarsi mezzi a disposizione, a svolgere un’apprezzabile attività.

Venne pertanto sostituito nel 1932 dall’Istituto Federale di Credito Agrario per la Liguria che, costituto con la partecipazione delle tre Casse di risparmio liguri, continuò la sua attività sino al 1947.

Tra le tante banche operanti nella nostra zona nel predetto turbinoso periodo detiene un posto di primaria importanza un Istituto locale che durante la sua attività sia pure breve, riuscì a dare all’economia della Spezia un’impronta veramente notevole. Trattasi del Banca Falconi, Castagnola, Naef & C. che, costituita come accomandita semplice con atto del 21-9-1920 a seguito del recesso di alcuni dei suoi soci accomandatari, modificava successivamente la propria ragione sociale e la propria forma in Banca Filippo e Giulio Castagnola, Società in nome Collettivo

Questa Banca sorta anch’essa in periodo di euforia finanziaria, si appoggiava molto sul prestigio veramente notevole di cui godevano i suoi titolari: i marchesi Castagnola il nome dei quali, nel linguaggio popolare del tempo, era usato per designare la ricchezza in senso assoluto.

Anche le ineccepibili doti morali e la probità dei marchesi Castagnola, non smentite in verità nemmeno dalle successive dolorose vicissitudini, contribuivano, se pos-sibile, ad accrescere l’immen-sa fiducia riposta nella loro Azienda.

La Banca Castagnola che nel 1926 aveva ingrandito il proprio campo di attività assorbendo la Banca di Levante A. Gaiardelli & C., costituita localmente il 20-5.1923, ed aveva aperto colà un’Agenzia nel successivo anno 1927, ne apriva un’al-tra anche in città, in via del Prione.

La raccolta del risparmio, indice non dubbio, specialmente in quell’epoca, della sicurezza finanziaria che ispirava la Banca, mantenne fino al 1928 un incremento continuo e rilevante. Basti pensare che al 31-12-1928 la raccolta del risparmio della Banca Castagnola ammontava, dopo soli cinque anni di esercizio, alla cospicua somma di 49 milioni di lire, pari a 44.218.606 euro di oggi (secondo il valore d’in-flazione assegnato dalla Banca d’Italia), se si tiene conto del mutato potere di acquisto della moneta.

Dopo il 1928, salvo una breve battuta di arresto, durante il successivo anno 1929, la fiducia dei risparmiatori cominciò a vacillare; la voce di gravi immobilizzi che insidiavano la liquidità dell’Azienda già fortemente compromessa da un eccesso d’investimenti in confronto alle disponibilità provocò un’emorragia nella massa dei depositi fiduciari raccolti: nel 1933 erano infatti ormai ridotti a soli 25 milioni.

Il 27-12-1933 la Banca inoltrava istanza per l’am-missione alla procedura del concordato preventivo che veniva omologato dal Tribunale della Spezia l’11-6-1934 sulla base del 40 % da corrispondersi ai creditori chirografari con la garanzia del Banco di Roma.

Le ripercussioni del dissesto Castagnola sull’economia della piazza furono in verità rilevanti…

Le ripercussioni del dissesto Castagnola sull’economia della piazza furono in verità rilevanti e soprattutto dannose per l’altra banca locale la Furter, Paganini & C. che, anch’essa gravemente immobilizzata, non riuscì a superare la stretta e dovette, come già accennato, subire la stessa sorte della Banca Castagnola.

Riuscì a fronteggiare brillantemente la situazione la Banca Naef, Ferrazzi, Longhi & C., fondata dal banchiere Federico Naef nel 1926, dopo il suo recesso, avvenuto il 17-12-1926, da socio accomandatario della Banca Falconi, Castagnola, Naef & C..

Tale banca ha continuato da quell’epoca la sua regolare attività ed ha potuto affermarsi pienamente nel mercato bancario cittadino dove anche ancora nel 1959 conserva una posizione di rilievo. Nel periodo compreso tra il 1918 ed il 1938 devono figurare anche altri istituti bancari che operarono nella zona ma con scarsa fortuna:

il Piccolo Credito Tirreno, funzionante in Ceparana;

il Banco Pizzi & C., fondato il 31-10-1933 nel capoluogo;

il Banco di Nepi e Moraldi, del 3-11-1935, sempre nel capoluogo.

Nel 1935 in Ameglia venne istituita la Cassa Rurale di Depositi e Prestiti di S. Vincenzo che, denominata nel 1938, Cassa Rurale e Artigiana di Ameglia, fu posta in liquidazione il 30-3-1941 con l’intervento della Cassa di Risparmio della Spezia.

La Banca popolare Cooperativa Anonima di Novara funzionò invece alla Spezia con una sua succursale fino al 1933, quando dovette abbandonare la nostra zona cedendo alla succursale del Credito Italiano le posizioni in atto.

I frequenti insuccessi che il mercato bancario locale ha dovuto lamentare, nel periodo esaminato, sono da attribuirsi non solo al già segnalato mancato rispetto del principio della liquidità di bilancio, ma anche, bisogna obiettivamente riconoscerlo, alla politica economica allora instaurata e comunemente conosciuta come la politica della “quota 90” dal valore imposto alla sterlina nei confronti della nostra moneta.

Tale politica determinò ad esempio nella vicina Carrara, per l’arresto improvviso di una rilevante corrente di esportazione, una grave crisi del marmo le cui ripercussioni furono sentite anche dalle banche spezzine, ed in particolare dalla Banca Castagnola e dalla Banca Furter che su quella piazza, non esistendo a quel tempo limitazioni territoriali nel lavoro bancario, intrattenevano cospicue relazioni di affari, trasformatesi nel breve volgere di mesi in pesanti perdite. La politica di deflazione perseguita in quel periodo portò poi in generale nel mercato interno gravi conseguenze: le banche in maggiore o in minore misura si trovarono tutte soffocate dai forti immobilizzi che si erano gradualmente verificati.

Normale invece è stato l’andamento delle gradi banche a carattere nazionale, ad eccezione della Banca Italiana di Sconto, il cui dissesto provocò logicamente la chiusura dello sportello locale, che dall’inizio del 1900 aveva istituito agenzie alla Spezia.

Così il Credito Italiano, insediatosi alla Spezia nel 1903 che assorbì, prima la succursale locale della Banca Nazionale di Credito succeduta a sua volta alla Banca Italiana di Sconto, poi quello dell’Istituto Italiano di Credito Marittimo e che infine rilevò le attività in loco della Banca Popolare Anonima di Novara.

Così la Banca Commerciale Italiana che iniziò il proprio lavoro alla Spezia nel 1916 e per ultimo il Banco di Napoli che aprì invece l’a-genzia della Spezia il 1°-9-1924.

La Banca Nazionale del Lavoro, dapprima denominata Banca Nazionale del lavoro e della Cooperazione, aprì anch’essa, ma per breve tempo, intorno al 1926, un’agenzia alla Spezia presso la sede dei Sindacati dei Lavoratori, in via Casalini.

La Banca d’Italia costituita nel 1893 a seguito del riordinamento degli Istituti di Emissione è sorta dalla fusione della Banca Nazionale del Regno con la Banca Nazionale Toscana e con la Banca Toscana di Credito, funziona alla Spezia con una sua succursale.

Riteniamo a questo punto di avere esaurito l’argomento poiché praticamente non si rilevano sostanziali variazioni tra la situazione del lavoro bancario quale si prsentava all’inizio del conflitto 1939/1945, epoca in cui si arresta la presente cronaca, e la situazione attuale, mentre per ovvie ragioni è da escludersi l’opportunità di una qualsiasi analisi degli sportelli oggi operanti alla Spezia.

Prima però di concludere questa breve e incompleta relazione è bene mettere in rilievo come il più ordinato funzionamento degli Istituti di credito in questi ultimi due decenni ad onta delle alterazioni subite nello stesso periodo del mercato finanziario e monetario, alterazioni tanto violente da giustificare ben più gravi conseguenze di quelle avutesi nel periodo successivo alla prima Guerra Mondiale, debba senz’altro attribuirsi ai nuovi concetti in base ai quali è stata regolamentata l’attività degli Istituti stessi.

La Legge Bancaria del 1936 che sanziona tali nuove concezioni ha rivelato, proprio per le difficoltà così brillantemente superate, la sua indiscussa efficienza; ad essa va quindi il merito di aver evitato, grazie alla competenza tecnica altamente qualificata della Banca d’Italia, cui in definitiva sono state affidate le funzioni di vigilanza delle Aziende di credito, qualsiasi turbamento nella vita della Nazione particolarmente gravi e difficili.

Questo è quanto risulta sino al 1959.

Sandro Fascinelli

dagli appunti di Carlo Alberto Naef

BIOGRAFIE:

 FEDERICO NAEF

 [Nato ad Hausen am Albis (Zurigo) il 1875, deceduto alla Spezia il 1943]

Viene definito brillante impiegato della Banca Cantonale di BeIlinzona quando  nel 1894 viene chiamato in Italia dal banchiere svizzero Ramstein quale capo contabile della Banca Ramstein, Faggioni & C. della Spezia (fondata nel 1890).

Era molto frequente allora richiamare funzionari in Italia da Banche Svizzere in quanto la tecnica bancaria della banche svizzere era molto più progredita rispetto a quella delle banche italiane. Tra l’altro all’epoca diverse banche italiane erano già state fondate da cittadini svizzeri.

Il contabile Federico Naef entrato a far parte della Banca Ramstein fece subito rapida carriera. Passò successivamente come vice direttore alla Spezia e a Lucca della Banca Italiana di Sconto (allora primario istituto di Credito in tutta Italia con sede a Roma) e poi direttore a Carrara.

Licenziatosi da quest’ulti-mo Istituto di Credito nel 1920, fondava con terze persone la Banca Falconi, Castagnola, Naef & C. destinata ad avere un carattere di preminenza nell’economia di La Spezia, Levanto, Sestri Levante e tutta la provincia.

Il 17 dicembre 1926 per disaccordi coi soci, il banchiere Federico Naef usciva dalla banca di cui era stato l’anima e l’ingegno (difatti dopo un paio d’anni la Banca Falconi, Castagnola fallirà) e fondava la Banca Naef Ferrazzi Longhi & C. che resistette a tutte le bufere e che continuò la sua attività sino al 1965 anno in cui, per volontà di tutti i soci, venne ceduta alla Italimmobiliare S.p.A. e successivamente trasformata in Istituto Bancario Italiano, banca che é tra le più importanti d’Italia, controllata da capitale privato.

CARLO ALBERTO NAEF

(nato a Pisa il 1905, morto alla Spezia il 1961)

Figlio di Federico, laureato in Scienze Economiche e Commerciali con il massimo dei voti, ardente antifascista, intimo amico dei fratelli Rosselli, esule all’estero du-rante il regime fascista di Mussolini, continua l’opera del padre Federico Naef alla sua morte nel 1943.

Membro del C.L.N. (Comi-tato di Liberazione Nazionale) sarà una delle maggiori personalità politiche della provincia della Spezia e della Regione Liguria fino alla morte.

Si occupa anche di politica e di cariche pubbliche. È nominato dal governo italiano presidente della Camera di Commercio della Spezia e dell’Ente Provinciale del Turismo, cariche che ricoprirà per lunghissimi anni. Quella dell’Ente del Turismo fino alla morte.

Sotto di lui la la Banca Naef Ferrazzi Longhi & C avrà un impulso notevole ed acquisterà una notevole importanza locale. Purtroppo la sua morte, avvenuta ancora in giovane età (55 anni) lascerà ai figli Carlo Federico, Max ed Alessandra una gravissima lacuna da colmare e, per disaccordo coi soci e per incapacità di condurre l’a-zienda con criteri moderni e per il mutamento e la trasformazione del sistema bancario, si arriverà alla cessione ad un forte gruppo che si era fatto avanti con proposte allettanti.

Il dr. Max Naef secondogenito di Carlo Alberto Naef é entrato a far parte da anni della Banca Provinciale Lombarda dove sta facendo una rapida carriera e si é affermato per le sue intrinseche capacità ereditate dal padre.

Il figlio primogenito Carlo Federico Naef si occupa di attività industriali.

La figlia Alessandra sposata Landi, apprezzata insegnante di matematica e Scienze, ha concluso la carriera come vicepreside alla scuola media di Ameglia ed è ora in pensione.

           Sandro Fascinelli

Con riferimento alla “Storia delle banche spezzine”, per la parte pubblicata nel numero di marzo 2020, a proposito della Banca Naef Ferrazzi & Longhi fondata nel 1926 da Federico Naef, ci ha scritto Isabella Naef, figlia di Carlo Federico Naef segnalandoci “diverse inesattezze”. Piuttosto che limitarci alla semplice pubblicazione della lettera, poiché Isabella è una giornalista, le abbiamo chiesto di volerci inviare lei stessa un articolo esaustivo sulla banca, che noi avevamo trattato solo in modo sommario.

Quello che segue è il suo articolo.                                   SF

 

Tutta la storia della banca Naef Ferrazzi & Longhi

Facendo seguito all’artico-lo pubblicato dal direttore sul numero di marzo 2020 dal titolo “Storia delle banche spezzine” a proposito della Banca Naef Ferrazzi e Longhi fondata nel 1926, a La Spezia, da Federico Naef, integro la ricostruzione storica con alcune informazioni che riguardano l’evoluzione della Banca all’indomani della morte di Carlo Alberto Naef, mio nonno, e del ruolo del suo primogenito, Carlo Federico Naef, mio padre, prematuramente scomparso nel 1978.

Nel 1965, in qualità di consigliere della Banca insieme a Roberto Ardigò, Italo Ferrazzi e Danilo Rossi (Antioco Ravano era presidente del consiglio di amministrazione), mio padre, allora 27enne, partecipò alla trasformazione dell’istituto di credito fondato da suo nonno in società per azioni e si occupò successivamente della cessione dello stesso alla società milanese Italmobiliare spa. Si tratta di un passaggio importante che segna una trasformazione del mondo del credito, allora caratterizzato da realtà piccole e diffuse capillarmente sul territorio italiano, proprio come la Banca Naef Ferrazzi e Longhi che, per oltre un quarantennio, contribuì allo sviluppo delle attività commerciali e fu di supporto allo sviluppo delle attività agricole e industriali locali. La banca, la cui sede di trovava al civico uno di via Gramsci, aveva agenzie in piazza Verdi e in via Monfalcone.

Volendo paragonare l’atti-vità di quel microcosmo che era il credito locale di allora ai giorni nostri, possiamo dire che, almeno in parte, il testimone è stato raccolto dalle banche di credito cooperativo, cosi come dalle popolari. Tornando, invece, agli Anni ’60, la trasformazione e il boom economico di quel periodo favorirono la nascita delle concentrazioni bancarie.

La storia della Naef Ferrazzi e Longhi, poi ceduta alla Italmobiliare, ne è un esempio in quanto, nel 1967, con poco meno di una decina di altre banche diede vita all’Ibi, Istituto bancario italiano.

Nel dettaglio, l’IBI nacque dalla fusione di un gruppo di istituti: Banca Naef Ferrazzi Longhi, Banco di Credito e Risparmio, Banca Torinese Balbis & Guglielmone, Istituto Bancario Romano, Credito Mobiliare Fiorentino, Banca di Credito Genovese, Banca Romana, con il Credito di Venezia e del Rio de la Plata.

“Mi è particolarmente grato rinnovarle, nella presente circostanza, il mio più vivo apprezzamento per la fattiva collaborazione da lei prestata a vantaggio della incorporata Banca Naef Ferrazzi Longhi nell’espletamento del suo mandato di Amministratore, e ringraziarla personalmente per l’apporto di attività e di esperienza che lei ha dato all’Istituto del quale ha fatto parte”: sono le parole dell’Ingegner Carlo Pesenti, presidente dell’Italmobi- liare (scomparso nel 1984), in una lettera del 2 gennaio 1968, subito dopo la nascita dell’IBI, indirizzata a mio padre, Carlo Federico Naef.

La replica di mio padre non si fece attendere. “In un momento un po’ mesto per me nel vedere che non esiste più un’azienda alla quale ero affezionato più di quanto pensassi e per la quale mio nonno e mio padre hanno dato il meglio di sé stessi, il maggior conforto mi è dato nel vedere nella sua persona il valido difensore di una libera e fattiva iniziativa privata che resta pur sempre e malgrado tutto la base e la forza positiva della nostra economia”, scriveva il 15 gennaio 1968, l’allora trentenne Carlo Federico Naef.

Industriale impegnato nel settore delle demolizioni navali e degli arredamenti in stile, mori solo dieci anni dopo, ma la sua umanità, la sua generosità e il suo attaccamento alla famiglia hanno mantenuto intatto il ricordo in tutte le persone che hanno avuto modo di entrare in contatto con lui.

Isabella Naef

La sede della banca in via Gramsci alla Spezia

Sala sportelli della sede centrale

Il “caveau” della sede centrale