La Spezia Anni ’30

La Spezia Anni ’90

Nel 1560 Andrea Palladio (architetto) e Paolo Veronese (artista) operarono “in concordia progettuale” a Villa Barbaro a Maser, come cita Gino Damerini nel libro “L’i-sola e il cenobio di San Giorgio Maggiore“.

Da questo avvenimento iniziò una corrente di pensiero in urbanistica ed architettura, cioè la possibilità di far operare insieme – sin dal progetto – artista ed architetto.

Quali vantaggi? Perfetta integrazione dei due agire, evitando che le due attività non si integrino, rischiando perciò di avere opere scollegate, “non ambientate”.

Nel 2006 La Marrana arteambientale decise di creare P.A.A.L.M.A. Premio Artista + Architetto La Marrana Arteambientale per stimolare soprattutto le Amministrazioni pubbliche ad arricchire gli interventi di riqualificazione urbana, affidandone i progetti a coppie di architetto + artista.

Esempio mondialmente noto di questa modalità è lo stadio di Pechino –Il Nidoper le Olimpiadi del 2008; progettato strutturalmente dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, originava dall’idea dell’artista cinese Ai Weiwei che lo disegnò come un “nido”, rassicurante ed accogliente, “una piattaforma pubblica per stimolare ed aggregare”.

Questa modalità, proposta da La Marrana arteambientale, suscitò l’interesse del Comune della Spezia che aveva ottenuto Fondi Europei per la riqualificazione di aree della città, inclusa Piazza Verdi col suo importante ruolo storico artistico ed urbanistico.

Anche la componente artistica presente nella piazza indirizzò l’Amministrazione ad adottare tale metodologia; ciò sarebbe stato il proseguimento o – meglio – l’attualizzazione del progetto del-l’Arch. Angiolo Mazzoni per il Palazzo delle Poste del 1930 (Mazzoni fu importante nel- l’architettura italiana in quanto progettò quasi tutti i palazzi delle Poste, nel tipico stile razionalista di quel periodo) che, per l’interno della Torre, invitò Fillia e Prampolini, noti artisti futuristi, ad operare in sintonia colla funzione del Palazzo in quanto scelsero il tema, molto innovativo per allora, delle “Comunicazioni di Terra, Cielo e Mare”; opera straordinaria in mosaico ceramico ligure che si sviluppa lungo le pareti, raccogliendo in sé i colori del mondo esterno: gli azzurri e blu del mare, il giallo del sole, il rosso dei tramonti.

La piazza [come si vede nel film Luce dell’inaugura-zione con Costanzo Ciano], sarebbe stato luogo d’aggregazione e, contemporaneamente (con il già avvenuto abbattimento del Teatro Politeama), avrebbe completato il collegamento tra la Città Militare (L’Arsenale) e la Città Civile (Palazzo del Comune) tramite il rettifilo di Via Chiodo.

Il progetto di riqualificazione previsto dal bando del 2009 voleva anche valorizzare questi elementi – importanti per la storia ed il ruolo che aveva La Spezia allora – trasformando uno “slargo” (non più una piazza, ormai) in un luogo che – con una parziale pedonalizzazione – da utilizzare come area di riunione, di spettacoli, di eventi vari.

Il bando, a livello internazionale, ebbe uno straordinario successo: parteciparono 89 coppie di artista + architetto (con nomi estremamente importanti, a testimonianza della validità dell’idea progettuale adottata dal Comune).

La giuria – coll’architet-to Mendini (European Prize for Architecture Awards nel 2014, Compasso d’oro nel 1979 e 1981, insignito dell’onorificenza dellArchitectural League di New York), il prof. Di Pietrantonio docente al- l’Accademia di Brera e direttore della Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, me come presidente de La Marrana arteambientale e – per parte del Comune – l’architetto Erario, direttore della Pianificazione Urbanistica e l’Ingegnere Canneti, direttore del Dipartimento Opere Pubbliche – scelse il progetto dell’artista francese Daniel Buren (Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1986 e con opere di arte “ambientata” presenti in tutto il mondo, con significative presenze anche in Italia) e dell’arch. Gianni Vannetti di Firenze.

La Marrana arteambientale fu invitata a presentare, alla Biennale di Architettura di Venezia del 2010, il progetto vincitore di Piazza Verdi; segno del grande interesse suscitato sia dalla metodologia che dalle caratteristiche progettuali della soluzione vincitrice, dando alla città la possibilità di farsi notare a livello internazionale. Sempre, con le opere di arte contemporanea (ma l’ar-te sempre è stata contemporanea!), la difficoltà iniziale è vederne i valori simbolici sottostanti (come, anche, per i quadri o le sculture antiche, che rappresentano un passato che non possiamo aver vissuto).

Perciò, per Piazza Verdi, si può invero sottolineare che l’opera di Daniel Buren porta nella piazza i meravigliosi e stimolanti colori nascosti nella torre del Palazzo delle Poste, che il “cannocchiale ottico” creato dai portali evidenzia lo storico collegamento tra l’Ar-senale e la piazza del Comune (collegamento che visivamente si era perso per la presenza dei pini, non esistenti nei primi anni di vita della piazza), che gli stessi portali portano nella piazza le alte sagome verticali di taglio “razionalista” della facciata del Palazzo delle Poste: ma solo il vivere la piazza, il nuovo luogo di passeggio, di sosta e di eventi potrà far vedere quanto la città ha ottenuto in termini di vivibilità e, anche, di visibilità internazionale nel mondo del- l’architettura e dell’arte, con beneficio per il turismo.

La Spezia potrà tornare ad essere “La Terra dei Vivi” come la definì F. T. Marinetti nel 1933 quando creò – con grande notorietà internazionale – il “Premio di Pittura del Golfo” e fondò la rivista quindicinale “La Terra dei Vivi” per stimolare la città ad essere protagonista dell’arte contemporanea.

 

Gianni Bolongaro

Montemarcello,

La Marrana Arteambientale

Mosaici del palazzo delle Poste

Piazza verdi ai giorni d’oggi